Sono in una grande libreria, ho appena tenuto una lezione in un corso di scrittura creativa e ora sono alla cassa del bar che sto ordinando da bere. Mi si avvicina un ragazzo, sui venticinque anni. E' uno del corso, lo riconosco.
- Posso chiederti una cosa? -
- Sì, aspetta che pago e sono da te -
Il ragazzo, senza affatto aspettare che finisca la mia ordinazione, prosegue: - Volevo chiederti di fare l'editing al mio romanzo -.
Io pago il mio conto e mi rivolgo a lui. - Ma l'editing di un romanzo è una cosa impegnativa, può durare mesi. Io non so neanche che cosa scrivi, non ho mai letto una tua riga. Non posso rispondere a una richiesta del genere così su due piedi -.
- Non sembravi uno che se la tirava così tanto - conclude il ragazzo e si allontana con aria di rimprovero.
Io bevo il caffè e l'acqua minerale che ho ordinato. Esco.
Accanto all'ingresso c'è lo stesso ragazzo di prima con un gruppetto di suoi coetanei. Dalle occhiate capisco che stanno parlando di me. Colgo distintamente la parola "sfigato". Ridono e si danno di gomito.


TWITTER NOVECENTO
Ormai è una mania. Anche Il sole 24 ha lanciato il suo concorso di letteratura-Twitter. E che fenomeno sia.
Come sapete, e come vado ripetendo sul blog da diversi mesi, non è la collocazione tecnologica (l'ambito Twitter) a suscitare il mio interesse, ma la stringatezza. Sono affascinato dalle forme di micro-narrativa e di letteratura in frammenti, quindi plaudo a questo fiorire di eventi. Ma a rendermi particolamente felice in questi giorni è la prima pubblicazione in Italia di un piccolo classico francesce della lettaratura in scala liofilizzata, ossia i "Romanzi in tre righe" di Felix Fénéon. Intellettuale schivo e atpico, Fénéon ha pubbicato per anni (dal 1906 in poi) sulle pagine del quotidiano "Matin" dei brevissimi articoletti di poche parole, denominati appunto "romanzi in tre righe" e sempre rigorosamente anonimi. Non si trattava di invenzioni letterarie ma di riassiunti in forma narrativa di eventi reali, ridotti alla loro più pura essenzialità. La formula, concepita dallo stesso autore, era la seguente: una riga era dedicata all'ambiente della vicenda, un'altra alla cronaca (quasi sempre nera) e l'ultima all'epilogo a sorpresa. Con tale tecnica (definita un secolo più tardi dal "New Yorr Times" come "giornalismo haiku") Fénéon ridusse oltre millecinquecento eventi in mircoromanzi. Solo dopo la sua morte vennero raccolti e pubblicati in volume (da Gallimard nel 1948). Oggi Adelphi ne pubblica in Italia una selezione, tradotta, curata e postfatta da Matteo Codignola, un autore che già nel suo strambissimo libro "Un tentativo di balena" dimostra di essere più freak di me nella fascinazione verso la micronarrativa.
A titolo di esempio cito quello che mi pare il capolavoro della raccolta. In tre placide righe spalanca universi di perversione:
"Odette Hautoy, di Roissy, ha tre anni. Giovane, ma non troppo per L. Marc, che di anni ne ha trenta".








