Matteo B Blog

Il quaderno dei pensierini di Matteo B. Bianchi
mercoledì, 28 dicembre 2005

THE 2005 ACCORDING TO BB

TOP OF THE POP – ALBUM DELL’ANNO

FISCHERSPOONER – ODISSEY

Il flop commerciale dei Fischerspooner è il mio monumento musicale del 2005. Credo che le aspettative di vendita nei confronti di questo disco fossero altissime, invece è quasi passato inosservato. Un delitto, perché si tratta di un album pieno zeppo di brani riuscitissimi. Più che un disco sembra un greatest hits, una compilation di potenziali singoli. Personalmente non avevo tante speranze su questo “Odissey”. Il precedente “#1” conteneva solo tre pezzi validi e una buona dose di riempitivi, quindi ero pronto al peggio. Invece la prima volta che l’ho ascoltato ho avuto la classica illuminazione zen: “A kick in the teeth”, “We need a war” (su testo di Susan Sontag), “All we are” sono brani splendidi sin dal primissimo ascolto. Ma sopra ogni cosa è stata “Cloud”, che mi ha fatto venire i brividi lungo la schiena. E continua a farlo oggi, malgrado i miliardi di repeat sul mio I-pod.

Santi subito.

 

 

 

GLI ALTRI TOP

 

 

 

Goldfrapp – “Supernature”

Il disco che avrebbe dovuto fare Madonna, la vera confession dal dancefloor. Alison Goldfrapp e Will Gregory hanno trovato la dimensione ideale tra l’avanguardia e il mainstream, tra l’elettronica algida e la balera baraccona. Tutto molto, molto avanti. [Però Alison adesso basta con questa fissa degli umani con la testa di cane, eh? Ci hai già fatto due copertine e un video. E’ più che sufficiente, mi pare]

 

 

 

The Tears – “Here come the tears”

Dal vivo sono imbarazzanti, ma su disco la reunion tra Brett Anderson e Bernard Butler ha funzionato benissimo: un album da ascolti ripetuti e nostalgia canaglia per gli Suede che furono. Uno di quei dischi per cui cambiavo canzone preferita a ogni nuovo ascolto.

 

 

 

Roisin Murphy – “Ruby Blue”

L’ex signora Moloko è riuscita a ottenere un risultato che col gruppo non aveva mai raggiunto: fare un album interessante per intero. Dopo lo piazzamento iniziale (ma è pazza?!?), si rivela un disco pieno di bei pezzi. E lei dal vivo ha una classe che avercene. [Il brano “Ruby Blue” è anche la sigla del programma “Very Victoria”: era destino che per me questo fosse uno dei dischi indimenticabili del 2005]

 

 

 

Editors – “The back room” / Maximo Park – “A certain trigger” / Bloc Party “Silent alarm”

Il 2005 sarà ricordato (da chi?) come l’anno che mi ha riconciliato col rock inglese. Gran parte del merito va agli Editors, i cui singoli mi hanno fulminato. A ruota ho riscoperto i Maximo Park, dei quali avevo all’inizio frettolosamente catalogato l’album d’esordio come troppo duro per la mia anima di inguaribile tecnopoppante. E poi sono arrivato ai Bloc Party, il cui singolo “Two more years” è una delle cose migliori dell’anno. Rock is defintely back. Almeno nella mia cameretta. 

 

 

Fangoria – “Arquitectura efimera”

Il capolavoro dei Fangoria: il duo spagnolo formato da Alaska e Nacho Canut ha prodotto un album che mischia gli ingredienti techno-pop, rock e pop in una space cake perfetta. E ci cantano sopra frasi del tenore di: «Eres como el interior de una nave espacial abandonada: brillas por fuera, por dentro nada» (Sei come l’interno di una nave spaziale abbandonata: brilla da fuori e dentro non c’è niente). Il vero godimento poi è l’edizione “Arquitectura efimera decostruida”, con un cd extra di remix e il dvd con i videoclip. Non solo gli spagnoli hanno Zapatero, c’hanno pure i Fangoria. Perché a certi tutto e a noi niente?

 

 

 

Röyksopp – “The understanding”

Che bello quando un gruppo arriva al secondo disco e non delude le aspettative. Questo “The understanding” è una carrellata di potenziali singoli (e infatti a poco a poco escono tutti). Il top comunque è “What else is there?”, cantato da Karin Dreijer. E’ grazie alla sua partecipazione in questo pezzo se ho scoperto l’esistenza del suo gruppo, The Knife, altra piccola soddisfazione electro di questo anno.

 

 

 

 

 

Kelly Osbourne – “Sleeping in the nothing”

Più che un album, una compilation degli anni ‘80. Se il (fantastico) singolo “One word” è un plagio sfacciato di “Fade to grey” dei Visage, il resto non è da meno: Linda Perry, l’autrice dell’intero lavoro,  saccheggia dal catalogo di Siouxsie and the Banshees, delle Go-Go’s, degli Ultravox… A che servono i campionamenti quando si può semplicemente copiare? A volte non cambia neppure i titoli (“Suburbia” è puro Pet Shop Boys, uguale persino nel nome). Un concept album il cui unico concept è il furto, cantato da una che onestamente non sa cantare: più artistico e contemporaneo di così!

 

 

 

ITALIAN PODIO

 

 

 

Baustelle – “La malavita”

Bau, bau, stelle! Giunti al terzo disco, i ragazzi di Montepulciano firmano il loro album perfetto. Già i dischi precedenti erano grandi, ma questo è un salto in avanti da gara con l’asta. Francesco Bianconi è definitivamente il Jarvis Cocker italiano. Anche come si veste e come si muove, ma soprattutto come scrive. Adoro.

 

 

 

 

Fare Soldi - “One nation under a grande cassa”

I Daft Punk all’oratorio. La prima volta che lo ascolti pensi: ma che roba è? Basi strumentali dance, stralci di pubblicità radiofoniche, la voce campionata di Renzo Montagnani, ballate melodiche dai testi adolescenziali e poetici, la voce di un dj che invita a spostare una macchina… Poi, negli ascolti successivi tutto acquista un senso e ti accorgi che è un gran disco, solo fuori dagli schemi (italici).

L’Oscar per il miglior contributo artistico dell’anno va ai titoli delle loro canzoni. Alcuni esempi: “Big in jpg”, “Primi baffi”, “Calippo dappertutto”, “Gli occhi di Bud Spencer”, “Benvenuto nel ’92, ragazzo del phuturo”.

[Un giorno sono andato a Udine e li ho conosciuti. I Fare Soldi mi hanno portato a mangiare in un bar all’aperto accanto al quale scorreva un canale e mi hanno fatto scoprire orgogliosi la specialità friulana del Frico. Che bei momenti]

 

 

 

Musica per bambini – “M__sica”

Dei Musica per bambini mi sono già dichiarato fan quando questo blog ha esordito. Ora è il momento di ribadirlo, confermando che questo “M__usica” è uno dei dischi italiani più interessanti degli ultimi mesi. Geniale, infantile, naif e malato, questo disco passa dalle filastrocche agli urli, e ancora una volta mi porta a dire che i Musica per bambini rappresentano l’impossibile incrocio tra Angelo Branduardi e Aphex Twin. Come nei percorsi al buio nelle grotte del terrore al luna park, ascoltando queste canzoni non sai mai cosa aspettarti: il fatto che attacchino con una soave melodia non esclude che possano terminare col rumore di una motosega. O viceversa. Questo terzo album creato, suonato e cantato da Manuel Bongiorni è probabilmente la summa della sua carriera.

 

 

 

 

 

 

COMPILATION AWARD

Bjork – “Army of me”

L’album delle cover e dei remix di “Army of me” di Bjork è stato molto sottovalutato da tutta la stampa musicale (italiana) che l’ha considerato una sorta di curiosità per fanatici. In realtà è un disco eccellente per la qualità della proposta e per il lavoro di selezione e ricerca che sottende. Sono tanti e tali le variazioni presenti che è possibile ascoltare l’intero album di fila  senza preoccuparsi che si tratti della stessa canzone ripetuta venti volte. “Army of me” è riletta in chiave country, heavy metal, aria lirica, melodica francese o dance tedesca: un vero e proprio catalogo di stili, in omaggio al periodo d’oro della più grande celebrità islandese, prima che diventasse musicalmente autistica. [Matteo BB sponsorizza la campagna di sensibilizzazione internazionale “Medulla? No, grazie!”]  

 

 

 

DVD MUSICALE DELL’ANNO

Morrissey – “Who put the M in Manchester?”

Di solito non mi piace ascoltare gli album registrati dal vivo o vedere i concerti in dvd: mi fanno sentire frustrato per non essere stato presente all’evento. Questo show di Morrissey però è un’eccezione: talmente bello (e ben filmato) che lo godi anche da uno schermo tv. Il vecchio Moz è tornato in grande stile e il concerto è perfetto, anche nella scelta della tracklist, tra vecchi brani degli Smiths, b-sides e nuovi pezzi. E lui… Lui è carismatico e antipatico come solo lui sa essere, elegante e sopra le righe, arriva persino a togliersi la camicia: rock’n’roll! A furia di atteggiarsi da Elvis lo è diventato sul serio. Dopo un concerto così gli perdoni di tutto, anche “Southpaw grammar”.

 

 

 

REMIX DELL’ANNO

Jacques Lu Cont – “Lose control” (Missy Elliot)

Puro incesto musicale: Missy Elliot campiona un frammento dai Les rhythmes digitales di Jacques Lu Cont e lui riprende il brano e lo ricostruisce a sua immagine e somiglianza. Il risultato è grandioso, forse l’apice della produzione di Stuart Price come dj (che già è elevatissima). Se ascoltando questo remix non vi viene voglia di alzarvi e ballare sappiatelo: purtroppo siete defunti. 

Benny Benassi – “La la la” (Goldfrapp)

Benassi ha tolto al singolo di Glodfrapp l’aspetto più marcatamente commerciale e ci ha sostituito un ritmo martellante, ossessivo e durissimo. La prima volta che l’ho ballata in discoteca ero a Barcellona e mi ha mandato fuori di testa (oddio, un po’ già lo ero…). Memorabile indeed.

 

 

 

 

 

REISSUE OF THE YEAR

Adam Ant – “Remastered”

L’intera produzione di Adam Ant dalle origini al 1985, da “Dirk wears white sox” a “Vive le rock”, in 7 cd con tanto di inediti e demo versions e pure a prezzo economico. Cosa vuoi di più dalla vita? Riascoltando per intero questi album mi è tornato chiaro perché li amavo così tanto nell’adolescenza. E ho anche capito perché  i Franz Ferdinand mi ricordassero tanto qualcosa di già sentito…

 

 

 

LIVE DELL’ANNO

Polyphonic Spree – Benicassim (Spagna)

Quando mai nella vita mi è capitato di cantare, ballare, applaudire e saltare per un gruppo di cui non me ne è mai fregato niente? Vedere i Polyphonic Spree sul palco principale del festival di Benicassim mi ha ricordato come uno show dal vivo possa essere divertente e coinvolgente, indipendentemente dal suo valore musicale. Straccionismo ad alti livelli.

 

 

 

VIDEOCLIP DELL’ANNO

The Knife – Pass this on

Questo video dei Knife si è visto pochissimo in giro, purtroppo, ma ve lo racconto: in una sala da pranzo di una casa d’accoglienza un travestito si esibisce in un appassionato playback. Il pubblico, composto da anziani ed extracomunitari, prima osserva sbigottito, poi lentamente si fa coinvolgere. Al termine tutti presenti ballano, mentre la drag queen termina il pezzo con la stessa aria altera e indifferente con cui l’ha cominciato. “Desperate housewives” incontra “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Avantissimo e super stylish.  [Non a caso, Madonna in seguito ha scelto la stessa regista, Johan Renck, per dirigere “Hung up”. Già me la vedo a casa con Guy Ritchie che vede questo video e salta sul divano urlando: - Lo voglio anch’io! Lo voglio anch’io! -]

PS lo potete (intra)vedere qui: http://www.video-c.co.uk/videovaultwatch.asp?vidref=thek011

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mercoledì, 14 dicembre 2005

BRIDGE OVER TROUBLED WATERS

Per certe cose dovrebbero almeno avvisarti. Non so, un adesivo fosforescente che dica “Attenzione”, una targhetta che annunci “Aprire solo dopo essersi seduti”. Invece niente. La busta era una comune busta di carta bianca, l’indirizzo scritto a computer e il timbro di Baltimore, USA. Quando lunedì sera sono tornato a casa e ho ritirato la posta, ho osservato il timbro e mi sono chiesto: Chi può essere? Non conosco nessuno a Baltimora. Senza pensarci troppo l’ho aperta mentre ero ancora in ascensore e sono quasi svenuto: John Waters mi ha mandato gli auguri di Natale.

QUEL John Waters. Il regista di “Pink flamingos”, “Hairspray” e “Cecil B. Demented”. L’uomo che ha inventato Divine. L’autore del meraviglioso saggio “Shock value”. Uno dei miei tre maggiori idoli di sempre (insieme a Warhol – defunto – e Almodovar – vivente -). Per quanto miracolosa, la circostanza ha una vaga motivazione. Lo scorso maggio ho incontrato Waters a Torino per fargli un’intervista per “Rolling Stone”. L’intervista non è mai stata pubblicata (credo perché il suo ultimo film “A dirty shame” non abbia trovato una distribuzione in Italia), ma chissene frega. A me serviva una scusa per incontrarlo e l’ho avuta. L’ho intervistato al bar di un albergo. Quando l’addetto stampa mi ha condotto da lui per prima cosa mi sono inginocchiato e gli ho baciato la mano. Poi ho estratto dallo zaino tutti i suoi libri per farmeli autografare. Solo dopo questa scenetta ho dato il via all’intervista. Gli ho chiesto cosa pensano i suoi genitori dei suoi film, se stesse considerando di trarre un musical da “Pink Flamingos” come è già accaduto per “Hairspray” e se avesse un messaggio da dare al Papa (ovviamente ce l’aveva). Infine ho toccato il suo argomento preferito (i processi) e gli ho chiesto se conoscesse Wanna Marchi. Waters mi ha guardato meravigliato. Non ne aveva mai sentito parlare e di colpo i nostri ruoli si sono ribaltati.  Adesso era lui a fare domande a me: chi era la Marchi, quanto era famosa, se il processo era trasmesso in tv… Man mano che gli spiegavo la vicenda sembrava andare in estasi. Alla fine del tempo che ci era concesso mi ha abbracciato e mi ha detto di avere gradito moltissimo la nostra conversazione. Prima di lasciarmi, mi ha dato il suo biglietto da visita. Privato, con indirizzo, telefono e tutto. Ero già sufficientemente sconvolto per questo traguardo quando mi ha raggiunto la cameriera del bar per aggiungere la ciliegina sulla torta: «Senta, le voglio confessare una cosa: io è due giorni che sto qui a vederlo dare un’intervista dopo l’altra, ma lei è l’unico che abbia abbracciato»

Ho saputo più tardi che Waters nel pomeriggio aveva un incontro pubblico alla Feltrinelli di Torino e durante il discorso ha parlato di Wanna Marchi, lasciando la platea interdetta.

Mi è sembrato un fantastico complimento indiretto.

Malgrado l’indirizzo privato, non ho mai avuto il coraggio di scrivergli. E’ difficile avere a che fare direttamente coi propri idoli. Adesso invece, a sorpresa, si fa vivo lui con questo biglietto natalizio. E’ una cartolina sulla quale compare lui stesso vestito da Babbo Natale in foto segnaletiche (anche qui, puro genio), con gli auguri scritti a mano.

Non fatemi altri regali quest’anno: più di questo non potrei chiedere.

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lunedì, 12 dicembre 2005

BABBO NATALE C’EST MOI

Da un paio di settimane ho la barba. Bianca.

In realtà era da qualche anno che volevo farmela crescere, ma vedendo spuntare tutti questi peli bianchi sulle guance mi terrorizzavo e la radevo subito. Poi, due weekend fa, sono andato a Roma e ho dimenticato a casa il rasoio. Rientrato a Milano, mi è venuta la febbre e ho passato tre giorni a letto. Morale: per sei giorni non mi sono rasato e quando mi sono trovato davanti allo specchio del bagno la barba era già cresciuta. Allora ho deciso di lasciarla. Ho vinto la tentazione della lametta e mi sono concesso il piacere perverso di vedermi da vecchio. Perché, ammettiamolo, una barba bianca ancor prima di aver raggiunto i 40 anni fa una certa impressione.

Però fa anche tanto Natale…

 

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mercoledì, 07 dicembre 2005

MADONA, KAKO SEM SREČEN

Che in sloveno significa: “Madonna, come sono felice”. Lo so perché l’ho letto sulla traduzione slovena di “Generations of love” che ho ricevuto questa settimana. Sì, per la prima volta nella vita provo l’emozione di avere tra le mani la copia di un mio romanzo tradotto in una paese straniero, e il paese è la Slovenia. L’emozione è destinata a ripetersi presto, visto che “Generations” in primavera uscirà in Francia e che è già pronta la traduzione inglese. Tuttavia la prima volta resta la prima volta e mi sembra così favolosamente alternativo che sia proprio un paese dell’est europeo a tradurmi per primo. Voglio dire, di solito succede solo ai best-seller da milioni di copie: vengono venduti in tutto il mondo e alla fine arrivano anche a essere pubblicati in Romania, in Croazia … Io, che milioni di copie non le venderò mai, sto facendo la strada inversa. Mi sembra coerente, no?

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venerdì, 02 dicembre 2005

DIO, CHE BLOG!

C’è chi si accontenta di usare il blog come diario in rete e chi ha ambizioni molto, molto più alte.

Da poche settimane il dottor Clifford Pickover, scrittore e studioso americano, autore di decine di libri sugli argomenti più svariati, dalla depressione agli alieni, ha aperto “Godlorica”, il primo blog che aspira a dare “Informazioni e novità su Dio (e altri esseri superiori)”.

Io che mi limito a dare “Informazioni e novità” su me stesso, mi sento schiacciato dal confronto.

 

http://godlorica.blogspot.com/

 

 

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