Matteo B Blog

Il quaderno dei pensierini di Matteo B. Bianchi
martedì, 31 ottobre 2006

DISPENSER PODCAST

A quanto pare, a poche settimane dal lancio di "Dispenser" in versione podcast, il programma è già diventato il secondo più scaricato fra quelli di Radio Rai, dopo quello (imbattibile!) di Fiorello. Inutile dire che siamo molto contenti per questo imprevisto risultato. Vi ricordo che, oltre che da ITunes, si accede al podcast dal sito di Radio RAI.  

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mercoledì, 25 ottobre 2006

IL RITORNO DI DOUG

Da queste settimana è in libreria "jPod", l'ultimo romanzo del mio idolo Douglas Coupland. In questo libro il vecchio Doug ha persino ecceduto in fatto di provocazioni, neologismi, nozioni informatiche e satira sociale. In altri termini, si presta più di altre volte alle critiche. Ma io resto, comunque, e come sempre, fedele alla linea. 

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sabato, 21 ottobre 2006

REPETITA IUVANT
Per la seconda volta in una settimana “La7” si è occupata in modo approssimativo e discutibile di omosessualità.
Ieri sera nel corso di “Le invasioni barbariche” c’è stato un dibattito sulle presunte possibili conversioni dall’omo all’eterosessualità. Al centro della discussione un breve reportage da New York nel quale erano intervistati ex-gay che si dichiaravano tornati (o intenzionati a tornare) etero. I soggetti in realtà erano dei casi umani: uno affermava di essersi allontanato dallo stile di vita gay perché fatto di tradimenti e malattie; un altro di partecipare a incontri di gruppo al fine di valorizzare la propria virilità perché viveva con disagio il fatto di sentire “una donna dentro di sé”.
Prendere simili esempi come spunto di discussione è inaccettabile, anche per semplice buonsenso. Tradimenti e malattie sono ascrivibili solo allo stile di vita omosessuale? Gli etero ne sono immuni? In quale pianeta, esattamente?
E se un uomo dichiara di sentire una donna dentro di sé ha problemi di identità sessuale, che è ben diverso da coloro che, perfettamente in pace con la propria identità, amano persone dello stesso sesso.
L’ABC, insomma.
Per fortuna in studio c’era quel sant’uomo di Ivan Scalfarotto, che ogni volta che apre bocca è in grado di riportare le discussioni al livello che dovrebbero essere in un paese civile. Ivan ha fatto presente l’inopportunità delle testimonianze del filmato e ha ricordato ancora una volta come il nostro Paese non sia ancora capace di riconoscere agli omosessuali quei diritti basilari che ovunque in Europa sono già ampiamente riconosciuti.
L’esistenza mediatica di Ivan Scalfarotto tuttavia è la cartina di tornasole dello stato di decadenza politica italiano, dove la Destra è l’estensione diretta della Chiesa e la Sinistra non è in grado di fare la Sinistra. Avere un personaggio con la lucidità di pensiero, la determinazione, la chiarezza espositiva, la profonda umanità di Scalfarotto e non averlo candidato in NESSUN partito progressista alle ultime elezioni conferma quanto la nostra Sinistra sia ben più preoccupata di conservare il potere che di attuare reali riforme, almeno nel campo dei diritti civili.
La chiamiamo Democrazia ancora per convenzione, ma l’impresa politica solitaria e prometeica di Scalfarotto (testimoniata nel bellissimo saggio “Contro i perpetui”, una lettura che consiglio col cuore) è la prova di quanto sia realmente impossibile entrare nel sistema politico per un onesto, ma singolo, cittadino, al di fuori delle logore, ma inossidabili, logiche di partito.
 
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venerdì, 20 ottobre 2006

NUOVI VIDEO E NUOVO INCONTRO
Lunedì 23 ottobre alle ore 21.15 presso la Biblioteca comunale Bacchelli in via Battisti 29/a a Vimodrone (Milano) presenterò "Esperimenti di felicità provvisoria". Se siete da quelle parti, venite a fare un salto.
Intanto il videoblog “Esperimenti Video” si è arricchito di altre tre divertenti clip. Una viene da Andrew di Roma e due arrivano da Firenze, realizzate da Alex Di Gangi, autore addirittura di intere serie girate col proprio telefonino, come dimostra la sua pagina web.
Trovate i nuovi spot di Esperimenti, come sempre, qui.
 
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giovedì, 19 ottobre 2006

INFEDELE ALL’INFEDELE
Ieri sera ho assistito come ospite in studio (muto) a un’agghiacciante puntata dell’Infedele de La7 dal titolo “Siamo tutti omosessuali?”. Lo spunto per la trasmissione era fornito dalla lettura del romanzo di Walter Siti “Troppi paradisi”, nel quale si ipotizza che l’estetica gay sia ormai filtrata ovunque nel tessuto sociale, divenendo l’estetica imperante.
Il tema poteva essere discutibile, ma senza dubbio stimolante. L’intero programma però è stato costruito con una superficialità preoccupante, confondendo l’edonismo con l’etica di una società, il desiderio di corpi scultorei con il sesso a pagamento, le provocazioni dei videoclip con l’intransigenza morale assoluta del mondo mussulmano (ma sono pazzi?!?).
Nel corso del dibattito poi sono venute fuori tesi aberranti e retrograde, come quella di Monsignor Bottiglione (che sarebbe ora che la smettessimo di non considerare un prelato) che ha tirato fuori addirittura l’obsoleta (e insultante) ipotesi che gli omosessuali non siano in grado di affrontare il confronto e la scoperta con il corpo dell’altro (la donna feconda), quindi ripieghino verso un riflesso di sé (un altro uomo): roba che avrebbe fatto inorridire anche Freud nel secolo scorso. Sempre per concludere poi che naturalmente la Chiesa AMA gli omosessuali, sono loro che rifiutano di confrontarsi col tema del peccato.
Per esigenze di spettacolo (per confermare lo -show nel talk-), la parola passava più volentieri al pornodivo Carlo Masi e all’incongrua Alda D’Eusanio (che ha onestamente ammesso “Non so perché mi abbiate invitato”), che al valente scrittore Tommaso Giartosio, il quale è riuscito a malapena a fare un intervento in contestazione a Buttiglione.
E Lerner ha confermato quanto poco padroneggiasse il tema nel momento che ha chiamato in causa Ennio Capasa, stilista di “Costume national”, il quale ha voluto specificare di essere eterosessuale. Trattandosi di uno stilista in un programma sull’omosessualità, era una sottolineatura giustificata (traduzione: parlo per competenze professionali, non per identità di ruolo). Il conduttore ha reagito dicendo che queste etichette non fossero necessarie, confermando quanto fosse fuori strada rispetto al tema. 
In un primo momento il mio mutismo era stato di ordine pratico (Lerner si è dimenticato di leggere il mio nome dalla lista che aveva in mano, quindi non mi ha presentato all’inizio del programma ed è difficile inserirsi in un dibattito senza che nessuno sappia che sei autorizzato a farlo). In seguito è stato un silenzio volontario: mi sono rifiutato di intervenire, visto la piega delirante che aveva preso l’intera discussione, e ho palesemente passato il microfono a chi mi stava accanto quando il conduttore ha chiesto l’intervento del nostro settore.
Dopo lo show, sono andato a bere qualcosa con alcuni dei presenti: la Pina e Diego di Radio DeeJay, Emiliano Placchi di Radio Popolare, Giuliano Federico di Gay.Tv e altri amici. Eravamo tutti sbigottiti: possibile che una trasmissione (e un conduttore) così notoriamente progressisti possano ancora cadere in errori tanto grossolani? Che l’Italia sia ancora così ancorata alla stazioncina di partenza quando il treno dell’integrazione in Europa sta viaggiando a una velocità da Eurostar?
 
 
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mercoledì, 18 ottobre 2006

ITALIAN GRAFFITI
Ok, devo confessare una cosa: nutro un’innata passione per i graffiti. E’ una specie di ossessione. Mi piacciono le scritte dei writers sui vagoni dei treni, sulle saracinesche, sui pilastri delle tangenziali. Ogni volta che vado in vacanza, torno con una collezione di foto di graffiti scattate nelle città che sto visitando. Panorami pochi, murales a decine. 
Ma non sono solo le iscrizioni artistiche ad affascinarmi. Anche la più semplice traccia a biro basta a conquistarmi. Non c’è scritta sul muro o scarabocchio sui treni che non mi soffermi a leggere. Sono il tipo di persona che quando entra in un bagno pubblico e scopre la porta istoriata di scritte resta chiuso finché non le ha lette tutte.
I contenuti, va da sé, sono prevedibili. C’è il solito superdotato che cerca coppie, il travestito-in-privato che richiede veri maschi, il marito guardone che offre la moglie inconsapevole allo sguardo di un complice (un vero classico delle toilette dei cinema). Eppure, per chi ha il dono della pazienza e il gusto della ricerca, talvolta non mancano insperati tesori.
Nel corso degli anni ho raccolto mentalmente decine di bizzarri graffiti di autori anonimi e geniali.
Tra le più esilaranti senza dubbio ne devo citare una risalente a un paio di decenni fa, la scritta sul muro accanto all’ingresso del locale milanese “Entropia”, un gioco di parole di geniale perfidia: “Entro pia, esco troia”. 
Ma sono numerose, e geograficamente sparse, le gemme di mano sconosciuta.
Su un muro in centro a Palermo ho scovato la delirante scritta: “Don’t happy, be worry”. All’aeroporto Orio al Serio l’implorante e sconsolata preghiera: “Mario Dionigi resta con noi!” (da allora favoleggio fra me e me sull’identità del misterioso, ma tanto adorato, Mario Dionigi). Ancora a Milano, dalle parti di piazzale Cuoco il meraviglioso e surreale: “Io ai frati gli voglio bene”, mentre su un muro della biblioteca Sormani il monito massimalista: “Smetti di drogarti! Iraq libero! No agli OGM!”
Anche tra le richieste più sessualmente esplicite e volgari non mancano le sorprese. Nei bagni dell’autogrill sull’autostrada Torino-Milano da anni campeggiano le ansiose richieste di un maniaco, con tanto di cellulare: “Cerco amico con grosso cane”. La pretesa è allusivamente sessuale, ma sufficientemente ambigua da lasciare margini di incertezza. E soprattutto non risponde alla domanda che mi pongo ogni volta che la ritrovo: se è un feticismo animale il suo perché non lo risolve procurandosi direttamente un grosso cane? A che serve l’amico?
Alla stazione dei treni di Bergamo ho ammirato il temperamento di un ragazzo che aveva lasciato l’ordinario annuncio “Offro bocca, solo x attivi”, ma sotto, in maiuscolo, ha aggiunto: “CHI CANCELLA QUESTO MESSAGGIO MUORE!”.
In un bagno dell’Università di Lecce sono esploso in una risata quando ho scoperto la creativa iscrizione: “Faccio pompe da infarto. Astenersi cardiopatici”.  
Forse il più indimenticabile, nella sua sgrammaticata disperazione, è però quello che ho trovato di fronte al collegio femminile Ghisleri di Pavia, dove un amante abbandonato implorava la sua ex-fidanzata con la una lancinante richiesta in forma riflessiva: “Patrizia ritornami insieme!”.
Certo, perle simili sono rare, piccoli tesori in cumuli di ripetitive banalità. Devo leggere diligentemente porte e muri invano, prima di trovare anche un solo segno memorabile. Quando accade però è un momento di gioia reale.
E non c’è niente che mi deluda come le attuali e pulitissime toilette degli autogrill, dove entro felice e speranzoso alla ricerca di rivelazioni, per poi scoprire una porta del bagno immacolata e senza una singola traccia di umana creatività lasciata a pennarello.  
 
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giovedì, 12 ottobre 2006

MEZZ'ORA IN UFFICIO

Stasera su MTV alle 22 comincia il telefilm inglese "The office". In Italia sinora era stato trasmesso solo dal canale satellitare Jimmy. Per chi non l'avesse mai visto, il mio consiglio è di non perderselo: si tratta di una delle migliori serie tv mai prodotte (in Inghilterra è diventata un classico e ha vinto un'Emmy negli USA, una vera rarità per un telefilm inglese). A Dispenser ne abbiamo parlato più volte perché ne siamo tutti fan. "The office" è innovativo anche nella struttura, perché è girato come se fosse un reality o un documentario ed è un ritratto impietoso delle meschinerie di ogni ufficio. La prima puntata può persino disorientare, ma una volta entrati nello spirito del telefilm, il fanatismo è assicurato.

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martedì, 10 ottobre 2006

VIVAVOCE – EPISODIO DUE: MARCO ARCHETTI
 
La seconda intervista di “Vivavoce” è dedicata al giovane autore bresciano Marco Archetti, autore di tre romanzi. Il primo, “Lola motel” ha inaugurato nel 2004 la collana “Gli intemperanti” dell’editore Meridiano Zero, dedicata agli scrittori esordienti. Il secondo “Vent’anni che non dormo”, pubblicato l’anno scorso da Feltrinelli, è stato un best-seller. In questi giorni, sempre da Feltrinelli, esce il terzo romanzo: “Maggio splendeva”.
 
Il tuo romanzo “Vent’anni che non dormo” ha avuto un grande successo, entrando nelle classifiche dei più venduti e conquistandoti un nutrito pubblico di fan. Come hai vissuto questa esperienza?
Non so cosa sia il successo. Essere ascoltati, diceva qualcuno. Poi ci sono i numeri, e fanno piacere, siamo d'accordo, ma credimi, così come l'esistenza di un pubblico non condiziona mai la mia scrittura (nel senso di precisa e programmatica volontà di "piacere" a folle sempre più estese: ci sono dei veri e propri atleti di questa disciplina tra i miei colleghi), nello stesso modo non vivo il successo numerico come fondamentale o determinante. E' innegabile però che vendere, se non ti dà in testa, ti renda più libero, ossia accresca il tuo potere d'acquisto verso l'editore e le tua possibilità in generale.


Del tuo nuovo romanzo conosco solo il titolo (“Maggio splendeva”), peraltro molto evocativo. Mi dici qualcosa di più?
"Maggio splendeva" è una storia che ne contiene molte. Inizia l'8 maggio del 1936 e finisce, con una lettera, nel 1946. E' la storia di un ragazzino in possesso di poteri paranormali (fa sparire gli oggetti, anche se non sa come) che una zia spregiudicata, sensuale ed esuberante, cercherà di trasformare nel più grande illusionista del ventennio. Ma la situazione sfuggirà loro di mano, e si troveranno coinvolti in un complotto politico contro il duce. Poi c'e' anche una storia d'amore impossibile, il mondo dell'avanspettacolo degli anni 30, la magia e l'illusione, Freud e Duke Ellington. E' una storia costruita come i romanzi d'appendice ottocenteschi, con molto intreccio, passioni e un gusto che definirei, orgogliosamente, popolare. Ti ho confuso abbastanza?


Tempo fa, al telefono, mi hai detto che consideri questo libro la cosa più importante che hai fatto. Perché?
Sì, e' il libro più importante che ho scritto. Quello più intimo, anche se non sembrerebbe. Io non pratico scrittura autobiografica in senso stretto, ed è per questo che ho usato l'aggettivo intimo. E poi perché è una storia che ho rincorso, che mi ha fatto soffrire, che mi ha fatto crescere. E' un'opportunità straordinaria, questa, di imparare dal proprio lavoro. (DE Lillo, in ”Mao II”, diceva più o meno: "La mia scrittura mi ha cambiato come essere umano. C'e' una così straordinaria forza morale in una frase che ti riesce giusta." E poi, non ultimo, perché in questo mio libro, l'intenzione e l'esito combaciano. Estasi pura.


Nella tua vita hai fatto molti lavori diversi. Il successo dei libri adesso ti permette di fare lo scrittore e basta? (Se dici di sì m’incazzo perché io non ce l’ho ancora fatta…)
Sì, ho fatto ogni genere di lavori. Stavo per impiegarmi anche in una di quelle linee hot cui telefonano certuni per avere un po' di sesso telefonico - ero messo male e non avevo altre opportunità. Forse sarebbe stato addirittura divertente, ma un contratto a tempo indeterminato con la Tim mi ha impedito di verificare fino in fondo... Comunque sì, faccio solo lo scrittore. Ma non ho il coraggio di dirlo a mia nonna - scrivere? E farsi pagare? son cose che nella mia famiglia non si concepiscono proprio. A parte gli scherzi, nonostante tutto, mi sembra di non avere mai tempo sufficiente per scrivere. Ma tu, caro Matteo, non ti lamentare. Sei una delle poche persone che io conosco che fa mille cose, e tutte bene. E poi lo sanno tutti che guadagni fantastiliardi, dai.

Dopo l’uscita di “Vent’anni” hai aperto un blog sul sito della Feltrinelli, molto visitato e vivace. Però ho notato che ultimamente ne hai preso un po’ le distanze. Come mai? E in generale cosa ne pensi dello strumento blog?
Questione blog. La mia perplessità e' paleolitica, nel senso che ce l'ho dall'inizio, e non del mio blog, ma proprio del fenomeno. Credo si tratti di uno strumento forse democratico - e questo aspetto ci conforta - ma che si presti a derive inquietanti, anche per chi lo tiene, non parlo solo di chi vi partecipa con i suoi post e i suoi commenti. E poi, siamo davvero sicuri che un blog serva a comunicare? C'e' una sclerosi da comunicazione, poi, ultimamente, che ci fa credere che chiunque butti giù due righe abbia qualcosa da dire semplicemente per il fatto che lo dice. Nel mio caso, sono più le pagine che non pubblico rispetto a quelle che pubblico. Mi faccio mille scrupoli, a volte non ho nemmeno voglia di "dichiarare". Sono vittima dell'incertezza e del dubbio continuamente. Non sempre, tra chi interviene nei blog, vedo la stessa cautela. Esporsi, dire, affermare, schierarsi: non sono questioni semplici, nel meccanismo e nel senso. A volte c'e' un'intenzione oserei dire pornografica nella ragazzina o nel ragazzino che si costruiscono questa stanza virtuale e compilano il loro diario in pubblico. Forse non è nemmeno così necessario come si pensa, dire sempre la propria. A meno che non sei Beppe Grillo, io il suo blog lo divoro. Anche quello di Daniele Luttazzi. Ma per il resto, non li frequento. Riguardo al mio, che a volte, pure, frequento davvero malvolentieri, va detto che spesso ricevo dichiarazioni di affetto, critiche (io nel blog pubblico chiunque, non censuro anche se lo potrei) o testimonianze così sentite, profonde, ben gestite – anche letterariamente - che ci ripenso. E' più di queste persone, il blog, che mio.

Consiglia uno o due libri che hai letto di recente e di cui ti sei innamorato.
Recentemente, per varie ragioni di vagabondaggio (due mesi filati in automobile, su e giù per lande italiche ingiustamente bollate come minori) ho riletto solo "Moby Dick", ma ora ho ripreso. E consiglierei, così, al volo, "Regime speciale" di Dovlatov. Un russo. Che fa ridere. Parlandoci de campi di lavoro sovietici. Commuove, anche per tutto quel ridere. Uno scrittore enorme, poco letto, davvero troppo poco.
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lunedì, 09 ottobre 2006

IL RITORNO DI VICKY

Da domani sera alle 22.30 su MTV comincia la nuova stagione di “Very Victoria”. Molte le novità di quest’anno, a partire dalla programmazione: tre appuntamenti consecutivi dal martedì al giovedì in seconda serata. Poi i nuovi spazi di Marisa, con uno studio in miniatura tutto per lei, che è la versione micro dello studio di Vicky, con un pappagallo a farle compagnia. E un nuovo concorso aperto al pubblico, in cui gli spettatori sono invitati a rifare i video delle icone del passato (i primi risultati sono esilaranti). La prima puntata avrà per protagoniste Daria Bignardi e Ornella Vanoni. Altra novità: per chi dovesse perderle in onda, le puntate saranno disponibili anche on-line sul nuovo sito MtvOverdrive.

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venerdì, 06 ottobre 2006

PRODOTTI DI STAGIONE
Col tempo mi sono reso conto che le cose che acquisto hanno una loro stagionalità. Non mi riferisco alle castagne d’inverno e alle fragole in primavera. Sto parlando di prodotti culturali. Ci sono dischi che compro appena escono e li ascolto a malapena. Poi, mesi più tardi, capisco che è venuto il loro momento, così li tiro fuori dal loro scaffale dimenticato e comincio ad ascoltarli ripetutamente. Lo stesso discorso vale coi libri, che magari devono attendere qualche anno prima di essere letti. Talvolta mi succede anche coi dvd. La cosa strana è che non accade per coincidenza (esempio, ritrovo un volume che mi ero dimenticato di avere e comincio a sfogliarlo). No: capisco improvvisamente che è il momento adatto per un certo libro e magari faccio anche fatica a ritrovarlo, devo ribaltare casa perché ricordo di averlo, ma non dove l’ho messo (l’ordine non è un concetto che ho mai afferrato pienamente). E’ come per le voglie improvvise di ordine alimentare, quei pomeriggi in cui pensi che hai proprio voglia di una pizza e non vedi l’ora che arrivi il momento della cena. Ecco, a me capita con un album dei Pulp, con una raccolta di racconti di A.M. Homes, con un dvd di Michel Gondry.
Per dire, io il cd “Witching hour” dei Ladytron l’ho acquistato più di un anno fa, e l’avrò ascoltato tre volte. Da un paio di settimane invece lo ascolto sempre. Che posso dire? Che prima non era il suo momento.
Sono il solo a cui capita un simile fenomeno?
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