Matteo B Blog

Il quaderno dei pensierini di Matteo B. Bianchi
martedì, 22 gennaio 2008

PER AMORE DI LARS

 

Ieri sera ho assistito a un piccolo capolavoro.

Da tempo ho l’abitudine di visitare questo sito della Apple dove sono presenti i trailer di tutti i film in uscita negli USA, dai blockbuster alle pellicole indipendenti. E’ divertente (i trailer si possono vedere on line o anche scaricare sull’iPod) e permette di scoprire con mesi di anticipo gran parte delle produzioni americane che arriveranno sui nostri schermi. Proprio su questo sito l’estate scorsa ho visto il clip di un piccolo film indipendente che mi aveva affascinato, intitolato “Lars and the real girl”. Dai brevi spezzoni lasciava supporre che potesse essere una nuova commedia grottesca alla “Little Miss Sunshine” o una chicca surreale come “Napoleon Dynamite”. Quando il protagonista, Ryan Gosling, è stato in seguito candidato ai Golden Globe per questa interpretazione e il film ha vinto il premio del pubblico allo scorso Festival del cinema di Torino, ho avuto conferma che dovesse trattarsi di un’opera interessante.

Settimana scorsa, in sordina, è arrivato in (pochi) cinema italiani col titolo “Lars e una ragazza tutta sua” e ieri sera, in un mortifero lunedì cittadino, sono andato a vederlo. 

L’ho trovato straordinario. Nel senso più letterale del termine: un film fuori dagli schemi standard, per la realizzazione, per la delicatezza, per l’intensità.

La storia è quella di un ragazzo con evidenti problemi relazionali che, dopo mesi di isolamento, annuncia alla famiglia di essersi fidanzato e si presenta a cena accompagnato da una bambola di dimensioni reali. Su suggerimento di una psicologa però i familiari sconvolti e l’intera comunità cittadina si sforzano di assecondarlo, nella speranza che questa presunta relazione possa aiutarlo a superare i suoi problemi.

All’inizio il film ha i toni della commedia surreale: si ride e ci si sorprende. A poco a poco però la pellicola svela la sua reale profondità, mettendo in scena con miracolosa delicatezza, i problemi legati al disagio mentale e la forza terapeutica dell’amore. La bambola di Lars altro non è che una reificazione del suo disturbo, una presenza fisica con la quale tutti sono chiamati a fare i conti.

Scritto magistralmente (chi è questa Nancy Oliver? Voglio sposarla) e diretto con tocco leggerissimo da Craig Gillespie, il film si avvale di un cast poco noto ma perfetto. Il già citato, e bravissimo davvero, Goslin, ma anche Patrica Clarkson, che interpreta la psicologa. Dovrei decidermi una buona volta a infilarla nel novero delle mie attrici preferite, visto che da “Six feet under” a “Schegge di April” a “The station agent”, non sbaglia un ruolo. 

 

Non capita spesso di uscire da un cinema sentendosi arricchiti moralmente. E sono certo che esistono decine di pellicole più autorevoli e significative sul tema difficile dei disagi relazionali e affettivi. Eppure è proprio per il suo carattere minuto e tenue che ho trovato “Lars e una ragazza tutta sua” un film davvero potente. Ho cominciato a vederlo ridendo e ho terminato col volto rigato di lacrime, incapace di trattenermi come una dodicenne dopo “Titanic”. E se qualcuno all’uscita, vedendomi disperato, mi avesse chiesto “Cos’è che ti ha sconvolto così tanto di questo film?”, non avrei potuto far altro che rispondere: “Il senso di speranza”.

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lunedì, 07 gennaio 2008

LA PEGGIORE TRUFFA DEL MONDO

 

Durante le vacanze di Natale mi sono trovato a parlare con mia sorella e alcuni amici di vicende vissute, di sfighe personali e incidenti urbani. Chiunque aveva aneddoti da condividere, ma mia sorella ha estratto dal cilindro la vicenda da noi tutti votata ufficialmente come la peggiore truffa possibile. E’ successo al suo dentista, un uomo gay di Parigi che aveva necessità di fare numerosi lavori nel proprio appartamento. La madre gli ha suggerito di traslocare i suoi mobili nella casa in campagna dove lei risiede per agevolare i lavori. Il dentista allora ha cercato un’impresa di traslochi su internet e prenso gli accordi del caso. Ha inscatolato tutto quanto e si è trasferito momentaneamente a casa del compagno. Il giorno del trasloco la madre l’ha chiamato preoccupata del ritardo dell’impresa: aspettava i mobili per mezzogiorno e alle due ancora non erano giunti. L’uomo ha subito chiamato l’impresa: il numero era staccato. Allora ha chiamato il traslocatore sul cellulare: il numero non era più attivo. I tentativi successivi sono stati inutili e l’agghiacciante verità gli si è parata davanti: non si trattava di una vera impresa, ma di una banda di truffatori che si era portata via tutto. E non solo i mobili o gli oggetti di valore, ma tutti i ricordi: foto, filmini, lettere. Un’intera vita trafugata. Ciò che rendeva ancora più agghiacciante la truffa era che l’uomo ha pure pagato la presunta impresa per farlo.

Il dentista ha confessato a mia sorella di aver sofferto di depressione per due anni a causa di questo atroce inganno.

Avete mai sentito storia più tremenda?

 

 

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giovedì, 03 gennaio 2008

2007 – UN CONSUNTIVO (AMPLIATO)

 

Giunti all’inizio del nuovo anno, come al solito, tento di tirare le somme sulle cose che mi sono piaciute di più dell’anno appena concluso.

 

Per la musica è facile. Su tutto e tutti, Roisin Murphy, che ho amato in maniera globale. L’album “Overpowered” (il miglior disco del 2007), il video del primo singolo (sempre “Overpowered”, mio videoclip preferito dell’anno), il concerto (Magazzini Generali in ottobre), i remix, persino le b-sides (caso raro, quasi tutte all’altezza dei brani inclusi nell’album) e non ultimo il look: quegli abiti ingombranti, eccessivi, imbarazzanti mostrati sulle foto promozionali e sulle copertine dei cd: evidentemente non una semplice scelta estetica, ma un’espressione artistica in piena regola. Mi sembra che dopo anni di dance e sperimentazione, Roisin Murphy abbia raggiunto un risultato perfetto, quell’equilibro che la critica musicale definisce solitamente “pop raffinato”, ma che con maggiore pragmatismo io preferisco chiamare “musica commerciale intelligente”.

 

In seconda posizione piazzo un’altra cantante inglese, Tracey Thorn, la voce degli Evetything But The Girl, che col suo primo album solista “Out of the woods” ha creato uno di quei dischi capaci di non stancare anche dopo decine di ascolti. E il brano “Grand Canyon” è spettacolare.

 

Poi, in ordine sparso, tra gli album che ho amato devo citare: “Galore” dei Dragonette, “Fancy Footwork” dei Chromeo, “Life in cartoon motion” di Mika, “Mantaray” di Soiuxsie e la rivelazione “Robyn” di “Robyn”.

 

Riguarda sempre Tracey Thorn anche il mio personale trofeo di remix dell’anno. La cover di “King’s Cross” dei Pet Shop Boys che la Thorn ha inciso come b-sides è uscita a dicembre in una versione remixata dagli Hot Chip, che a me è parsa ottima.

 

Per gli italiani, la canzone dell’anno è “Bruci la città” di Irene Grandi, che è Baustellissima, una delle migliori prove di Francesco Bianconi. Mi è piaciuta moltissimo anche “Le gite fuori porta” degli Amari, un brano con forti influenze electro come se ne fanno pochi da noi.

 

Tanto per giocare la carta dell’onestà intellettuale, voto come album più inutile dell’album “Disco 4” dei Pet Shop Boys. Anche se sono il mio gruppo preferito, riconosco quando fanno una cazzata. E questa raccolta di vecchi remix potevano serenamente evitarcela, grazie.

 

Senza dubbio la maggiore delusione del 2007 è "Volta" di Bjork, un album brutto oltre le aspettative, incapace di essere commerciale senza per questo essere sperimentale, incapace di utilizzare le collaborazioni che presentava (Timbaland e Antony nelle loro più inutili performance), ma soprattutto praticamente privo di belle canzoni. Uno sfacelo (e lo dico da fan, tristemente).

Tra i film ne scelgo uno che ho visto recentemente, “Ai confini del paradiso” del turco Faith Akin, con una sceneggiatura da picchiare la testa sul muro dall’invidia. E poi lo splendido “Nuovomondo” di Emanuele Crialese, che è uscito nel 2006, lo so, ma io l’ho visto solo in questo.

 

Niente, in quest’anno e nel prossimo, potrà battere come bruttura “Io vi dichiaro marito e marito” di Dennis Dugan, un film razzista come pochi, travestito da allegra commediola (e pensache che l'ha scritto Alex Payne, quello di "Sideways". Roba da non credere).

La cosa migliore vista a teatro è stata "Bahamut" di Antonio Rezza, un genio comico puro. 

Cito anche "Cani di bancata" di Emma Dante, al solito molto bello, anche se forse un po' meno convincente di altre prove della regista palermitana. 

 

Tra i libri che ho apprezzato di più, cito diversi italiani: per le raccolte di racconti, “Una cosa piccola che sta per esplodere” di Paolo Cognetti e “Dieci” di Andrej Longo; tra i romanzi “La vergogna delle scarpe nuove” di Paolo Nori e “La kryptonite nella borsa” di Ivan Cotroneo. 

 

Fra gli stranieri: i saggi di Grace Paley ("L'importanza di non capire tutto", in particolare i saggi sulla scrittura e quelli autobiografici), il romanzo "Troie" di Dennis Cooper (per la struttura narrativa notevole, più che per le provocazioni del contenuto), "La sovrana lettrice" di Alan Bennet (non ho mai amato Bennet, ma questo romanzo è davvero delizioso), infine i racconti di Miranda July ("Tu più di chiunque altro") e il nuovo di Ben Greenman ("A circle is a baloon and a compass both", ancora inedito in Italia). 

 

postato da: matteobblog alle ore 13:58 | link | commenti (8) | commenti (8)
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