NUOVO SITO, FANZINE STYLE
Piccola rivoluzione su www.matteobb.com: il vecchio sito va in archivio e al suo posto da oggi c’è una pagina rinnovata, molto più agile ed essenziale, con una grafica in bianco e nero che richiama in maniera esplicita il mondo delle fanzine. Si tratta di un sito “di servizio”, con informazioni aggiornate, in attesa di realizzarne uno nuovo nel futuro. Ancora una volta grazie a Riccardo, alias Whitewolf, per l’ottimo lavoro.
SAN REMO, INTERCEDI PER NOI
Non bastava vivere in un paese che non riconosce i diritti per le coppie di fatto, adesso siamo anche diventati amici della Tatangelo. Le disgrazie non hanno mai fine.

COSE CHE CAMBIANO
L’altro giorno, a una presentazione letteraria, mi ha avvicinato un mio lettore e mi ha detto: - Continuo a leggere il tuo blog, anche se non lo aggiorni mai. Però ho capito che ormai hai un tuo modo di gestirlo: taci per settimane poi inserisci dei post lunghissimi e densi di informazioni -.
L’osservazione mi ha dato da pensare. In effetti da tempo il questo blog ha preso una sua deriva. E’ che è cambiato anche il mio atteggiamento nei confronti del blog come strumento. Agli inizi cercavo di tenere il ritmo standard del blogger, con tanti brevi interventi durante la settimana. Poi ho capito che per me tutto ciò non aveva senso. Io non sono un blogger. Sono uno scrittore che ha anche un blog, è diverso. Trascorro la maggior parte del mio tempo su una tastiera, ma per produrre contenuti che vanno altrove. Mi rivolgo al blog solo quando sento di avere qualcosa davvero da comunicare. E aggiornare poco frequentemente il proprio blog è considerato (a ragione) deleterio, quasi imperdonabile nella blogosfera. Ma non è il mio solo errore. Come avrete notato tendo a rispondere ai commenti solo se contengono domande precise. Non potrei mai avere né il tempo, né la costanza per gestire i dibattiti botta e risposta che si generano nelle finestre dei commenti dei blogger professionisti: altra mancanza grave, secondo il Manuale del blogger di successo. Ovviamente anche le contingenze hanno il loro peso. E’ un periodo in cui sto lavorando molto e questo tende a lasciarmi sempre meno tempo libero.
Dico tutto ciò solo per dare un segnale: non sono scomparso, il blog è vivo, ma ha dei tempi anomali rispetto ai suoi compagni di web. E questo annuncio rompe anche il silenzio: ho accumulato un po' di notizie e informazioni, che nei pubblicherò nei prossimi giorni. E poi c'è Sanremo, vuoi che non commenti?
IL FANATISMO NON HA I GIORNI CONTATI
E’ un po’ assurdo, lo so, eppure io, Matteo Bordone e Alberto Forni, i Baustelle li sentiamo un po’ come figli nostri (forse fratelli, più anagraficamente), perché quando è iniziato Dispenser, otto anni fa, il primo disco di cui abbiamo parlato era il loro album “Sussidiario illustrato della giovinezza”. In Rai siamo stati i primi a trasmetterli. Li aveva scoperti Alberto (onore al merito), ma hanno conquistato subito anche noi e la scelta di aprire la trasmissione con un gruppo italiano giovane così potente nei testi e con delle melodie pop così poco prevedibili ci era sembrata ideale. Lo ricordava qualche giorno fa anche Matteo sul suo blog (a dimostrazione che siamo tutti un po’ in fissa sulla faccenda).
Venerdì scorso è uscito Amen.
Attendevo il disco con ansia da fan da mesi. Veramente una sera di settembre ho incontrato Francesco Bianconi in un ristorante milanese e mi aveva invitato ad andare sentire l’album a casa sua nei giorni successivi. Non l’ho mai fatto, e non perché non ne fossi curioso, al contrario, perché ho capito che l’ascolto del nuovo disco sarebbe stato un momento prezioso e intimo e non avrei potuto viverlo con serenità davanti al suo autore principale.
Credo di aver fatto bene ad aspettare.
L’album è uno di quei prodotti complessi e stratificati che ti confonde a ogni ascolto, facendoti continuamente cambiare idea su quale sia il tuo brano preferito.
Lo spettro musicale è incredibilmente ampio, dal country alla Lee Hazelwood di “Panico” alle sonorità quasi disco di “Baudlaire”, dal pop del singolone “Charlie fa surf” alla melodia cantautorale di “Alfredino”. E’ un Sussidiario illustrato della canzone italiana, questo.
Tuttavia sono i testi il vero magnete che mi attrae al pianeta Baustelle. Perché (e forse l’ho scoperto compiutamente solo stavolta), io aspetto ogni nuovo disco con la stessa aspettativa che riservo solo a certi libri. Un bisogno di trovarmi nelle parole, di confrontarmi, di ricercare piccole illuminazioni. E’ raro che la letteratura stia in un disco, ma succede. Per me succede con Jarvis, con Morrissey, con Neil (Tennant) e con i Baustelle.
Forse basta citare una frase, da “Alfredino”: “Dio guardava il figlio suo e in onda lo mandò”. Da sola è in grado di riportare a galla tutto lo strazio televisivo a cui l’Italia ha assistito. La colpa, il pentimento, la redenzione.
E poi quando sfogliando il libretto del cd ho scoperto che “Dark room”, l’unico testo non firmato dal solo Biaconi, è stato scritto insieme a Francesca Genti, poetessa pop che ha pubblicato le sue poesie per la prima volta in assoluto su ‘tina, beh, è stato come assistere alla perfetta chiusura del cerchio.
Amen.

PS E forse ad attrarmi ai Basutelle è anche lo sguardo di Rachele, che non sono mai riuscito a reggere per più di tre secondi e alla quale non ho mai rivolto parola, al di là dello scambio del nome. Anche adesso, mentre ascolto il disco, non faccio altro che guardare incantato i suoi occhi che mi fissano ossessivi dalla copertina.
SALA LETTURA
E’ un buon momento questo per i libri, stanno uscendo cose assai interessanti. Ve ne segnalo quattro.
La prima è “Sardinia blues (Bompiani), il nuovo, terzo romanzo dello scrittore Flavio Soriga, che ha il grande merito di mostrarci una Sardegna lontanissima dagli stereotipi (l’isola fighetta con i vip cafoni sullo yacht e in discoteca), per rivelarci invece il suo vero volto quotidiano, attraverso le storie dei giovani che la vivono durante i suoi periodi di oblio, senza reali prospettive di lavoro, stanchi del peso delle tradizioni culturali dei loro genitori e intristiti dai locali notturni mezzi vuoti. Un romanzo dal ritmo veloce ed estremamente musicale (il blues del titolo è fuorviante, questo è rock’n’roll!), malinconico quanto basta, ma soprattutto molto ironico. Anche quando tocca un tema delicato come la talassemia del protagonista.
Poi due esordi sorprendenti.
L.R. Carrino con “Acqua storta” (Meridiano Zero) ha scritto un romanzo breve (90 pagine appena), fulminante, memorabile: la storia di una relazione gay segreta fra due membri della camorra, il figlio di un boss e un suo collaboratore. Spietato e crudelissimo in alcuni punti (la scena dell’agguato in carcere al figlio del boss di una famiglia concorrente è per palati forti), riesce a essere tenero e disperato in altri, in un’ammirevole equilibrio di toni.

“La solitudine dei numeri primi” (Mondadori) di Paolo Giordano ruota attorno alle figure di due outsider, Mattia e Alice, entrambi provenienti da famiglie altoborghesi, entrambi con una vicenda dolorosa alle spalle. Sembra che le loro strade siano destinate a incrociarsi. Il romanzo li segue dall’infanzia all’età adulta ed è uno di quei rari casi di libro profondo che si legge con la passione e la curiosità dei romanzi leggeri.

Infine esce finalmente in Italia “Potrai dire che mi conoscevi” (Baldini Castoldi Dalai editore), il nuovo romanzo dello scrittore californiano K.M. Sohenlein, già autore del grande successo de “Il mondo dei ragazzi normali”. Questo poderoso volume (più di 550 pagine) racconta la vicenda di un ragazzo che vive a San Francisco e che è costretto a tornare nella sua città natale per il funerale del padre, col quale non aveva più rapporti da quando gli aveva confessato di essere gay. Durante la permanenza nella casa paterna scopre da alcuni vecchi diari che il padre stesso aveva segretamente vissuto a San Francisco in gioventù, frequentato poeti beat e artisti. Il giovane allora comincia una ricerca nel passato del genitore, scoprendo una figura assai distante rispetto all’uomo severo e cupo che lui ha sempre conosciuto e anche una San Francisco affascinante e differente da quella attuale.
