L’AMICO (NON) RITROVATO
Non so bene perché, ma l’altro giorno, dopo anni che non li ascoltavo, ho avuto l’improvviso istinto di riversare sull’iPod tutti gli album dei CCCP – Fedeli alla linea. La mattina dopo, nel lungo viaggio in autobus per andare negli studi di Mtv, mi sono ascoltato per intero “Canzoni, preghiere, danze del II millennio” e mi è parso un disco ancora attualissimo e potente, pieno di belle canzoni e di messaggi forti. Mi sono trovato a pensare con affetto a Giovanni Lindo Ferretti e a quanto hanno significato per me questi album (e le sue parole) nei primi anni dell’università. E’ stato un po’ come ritrovare un amico perso di vista.
La sera, a cena, mentre guardavo il telegiornale, ho assistito all’ennesima pantomima dell’orrendo eterno riciclato Giuliano Ferrara che da un palco lanciava anatemi contro l’aborto. E con che stretta al cuore scopro che in piazza a sostenerlo c’era proprio lui, Giovanni Lindo, che intervistato dal tg appoggiava le posizioni del pagliaccio sferico.
Che coincidenza perversa, che scherzo del destino.
Ritrovato e perduto nello stesso giorno.
PER UNA POETICA DEL FRAMMENTO*
Ho sempre amato le opere letterarie composte da frammenti. Non che siano molto frequenti, anzi, sono piuttosto rare. In genere si tratta di raccolte postume di inediti di autori scomparsi: tutti quei materiali non organici che non avevano trovato posto nelle pubblicazioni ufficiali. Eppure a me piacciono proprio per il loro carattere di incompletezza. Ogni tanto sento proprio il bisogno di prendermi una pausa dalle narrazioni compiute di romanzi e racconti per dedicarmi alla lettura di libri composti da appunti, stralci, aforismi, riflessioni, pagine di diario.
Uno dei libri che ho più amato è “I quaderni di un mammifero” del musicista Erik Satie, libro composto esclusivamente da appunti raccolti dopo la sua morte. (Questa poi è un’altra delle mie caratteristiche: finisco sempre per apprezzare gli artisti a causa delle loro parole. Di Satie musicista mi importa poco. Così come mi è sempre importato poco di Warhol pittore).
Settimana scorsa ero a Roma, a casa dello scrittore Ivan Cotroneo, che mi ha ospitato per alcuni giorni. Ho dormito nel suo studio, circondato dalla sua biblioteca. Una notte, curiosando fra i volumi, mi è capitato fra le mani un libro di Ennio Flaiano composto di stralci. D’improvviso ho riconosciuto quanto bisogno in questo momento avessi di un testo del genere. A malapena sapevo chi fosse Flaiano (uno sceneggiatore, no?), ma è stata la natura stessa del libro a sembrarmi essenziale. L’ho acquistato in una libreria di Milano al mio ritorno: è un tale piacere adesso ogni tanto immergermi in questi micro testi.
Uno dei miei sogni è prima o poi di produrre anch’io un libro composto da frammenti (magari non postumo :-). Ma tanto lo so che non può avvenire, perché non prendo mai appunti, e se li prendo sono incomprensibili, giusto poche parole per ricordarmi un certo evento significativo. Non tengo diari, mai fatto. Non scrivo racconti brevi come promemoria per storie da sviluppare in modo più ampio in seguito. Non faccio riflessioni di viaggio (giro piuttosto degli appunti in forma di filmati con la videocamera, segno dei tempi). Insomma, sogno il libro di frammenti, ma sono proprio i frammenti che mi mancano.
E tanto per concludere mi ricordo che uno dei più bei racconti di PierVittorio Tondelli si intitolava proprio “Frammenti dell'autore inattivo”, nel quale raccontava il difficile momento che vive uno scrittore tra la stesura di un libro e un altro.
Ecco, comunque, con ammirevole coerenza, questo è uno dei post più frammentari che abbia pubblicato sinora.
*[Ammazza, che titolo da libro Adelphi che mi è venuto!]
L’OFFLAGA CHE RIPAGA
Periodo eccellente questo per la musica italiana. A settimane di distanza “Amen” continua a rivelarsi un disco sempre più ricco, ascolto dopo ascolto. Intanto, quasi a ridosso, è uscito un altro album che aspettavo con ansia: “Bachelite”, il secondo lavoro firmato Offlaga Disco Pax. Confesso che temevo questa uscita, perché avevo assai amato il disco precedente e tuttavia mi appariva un’esperienza musicale difficilmente ripetibile, o superabile.

“Bachelite” è riuscito invece a sbalordirmi e sconfessare tutti i miei timori, perché va oltre il percorso tracciato da “Socialismo tascabile”, perfezionandone i meccanismi e mostrando una notevole maturità artistica.
Una caratteristica assolutamente unica degli Offlaga è che producono lavori che possono essere fruiti con due modalità differenti. Poiché non si tratta di vere canzoni, ma di una sorta di reading letterario su basi musicali, si può scegliere di ascoltare i loro album anche una sola volta, alla stregua di audiolibri. Oppure ascoltarli più volte, come i consueti dischi, benché di consueto ci sia assai poco. Eppure è innegabile come negli ascolti successivi emergano nuovi dettagli, nuove sfumature del testo, e soprattutto vengono fuori le melodie, la musica riprenda protagonismo.
In “Bachelite” ci sono brani che in un mondo ideale potrebbero persino azzardarsi come singoli radiofonici (penso a “Ventrale”, alla divertente “Lungimiranza” o alla quasi electro “Onomastica”, che col giusto remix ballerei di gusto). Poi ci sono pezzi che sono veri e propri esempi di letteratura musicata, come la straziante “Cioccolato I.A.C.P.”, quasi un’extra-track dagli “Altri libertini” tondelliani, o la meditazione acuta di “Sensibile” sui fidanzati terroristi Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Ma il vero gioiello, il pezzo mozzafiato, è il numero di chiusura, la canzone intitolata “Venti minuti”: una spietata analisi del rapporto fra un figlio e un padre, dopo la scomparsa di quest’ultimo. Difficile ascoltarla la prima volta senza rimanerne toccati, per la sua assenza di consolazione, per la sua lucida onestà.
Un grandissimo album. Il 2008 musicale è davvero generoso con i suoi ascoltatori.
NBB: Nel videopodcast dell’estate scorsa avevo intervistato il cantante (e autore dei testi) Max Collini, che aveva ironizzato sugli esiti delle registrazioni del nuovo album. Se vi incuriosisce la cosa, lo ritrovate qua.
8 MARZO, 5 DONNE
In occasione della festa della donna Sky ha deciso di dedicare una sorta di maratona ai cinque cortometraggi da me scritti e diretti da Max Croci, in virtù del fatto che hanno tutti protagoniste femminili.
Sabato 8 marzo, a partire dalle 22.50 il canale Sky Cinema Mania trasmetterà dunque sia i tre corti già andati in onda in passato (“Cheesecake” con Marina Massironi, “Golden Hays” con Justine Mattera, “Babbo a spillo” con Iaia Forte) e due novità assolute: “Castigo divino” con Carla Signoris, il più comico fra i corti che ho scritto, e “Vedo cose”, con Luciana Littizzetto, per la prima volta impegnata in un ruolo drammatico.
Verranno replicati anche nei giorni seguenti sui vari canali Sky Cinema, ma non so a quale orario.
Puntate il videoregistratore sabato sera, poi fatemi sapere.

LE LISTE: 1) COSE CHE MI PIACCIONO
Quando in macchina rallento per far passare un pedone o un’altra macchina e loro mi fanno un cenno di ringraziamento con la mano.
Camminare per la città di notte ascoltando musica con l’iPod.
Gli attimi appena precedenti a una registrazione televisiva, quando ancora non si sa come andrà la puntata e tutti sono tra l’ansioso e l’elettrizzato.
Parlare in collegamento video con Skype.
Stare tutta sera sul divano col mio fidanzato a vederci di seguito quattro o cinque puntate di una serie tv registrata.
Il terzo o il quarto giorno in cui mi trovo in una città straniera e percepisco che comincio a conoscerla, che riesco già a muovermi da solo.
Ricevere fra la posta, a sorpresa, un libro che non vedo l’ora di leggere.
Comprare ristampe in cd tra le offerte speciali quando il prezzo è così basso che non mi fa sentire in colpa per acquisti anche avventati.
Il momento in cui capisco che ho raggiunto il numero sufficiente di racconti per realizzare un nuovo numero di ‘tina.
Guidare per lunghi tragitti con la musica che sembra perfetta per quello specifico viaggio.
Conoscere i lettori nei luoghi più inaspettati.
Controllare la posta da tutte le mie varie caselle mail la mattina subito dopo aver fatto colazione.
