Matteo B Blog

Il quaderno dei pensierini di Matteo B. Bianchi
lunedì, 19 novembre 2007

IO DON GIOVANNI MA TU?

 

Dal momento che curo recensioni di libri mi vedo recapitare svariati volumi quasi ogni giorno. Alcuni sono testi che ho richiesto personalmente, ma la maggior parte mi arrivano dalle case editrici a loro discrezione. Come capita a qualunque lettore, anch’io ho i miei tempi e le mie istintive simpatie. Così ci sono volumi che restano settimane sul comodino prima che mi decida a sfogliarli e altri che divoro appena entrano in casa. A questa seconda categoria appartiene il saggio “Specchi opposti” del giornalista musicale Ivano Rebustini, pubblicato dall’editore Arcana, che ho ricevuto settimana scorsa e letto nel giro di un paio d’ore. La verità è che da anni aspettavo un libro del genere. Il saggio infatti si occupa della produzione discografica di Lucio Battisti a partire dal sodalizio col paroliere Pasquale Panella.

Io ho avuto con Battisti un rapporto inversamente proporzionale rispetto al resto dell’Italia. Mentre tutti si esaltavano per i fiori rosa, fiori di pesco, per le donne per amico e per i nastri rosa, io Battisti lo ignoravo proprio. Poi è uscito l’album “E già”: era un po’ un pasticcio, ma ha cominciato a incuriosirmi (non al punto da comprarlo e ascoltarlo, ma almeno di accorgermi della sua presenza). Poi è arrivato Panella, è uscito “Don Giovanni” e io ho avuto la mia folgorazione battistiana. A quel punto radio e pubblico hanno cominciato a snobbarlo, a criticare aspramente l’uso sfrenato dell’elettronica, ma soprattutto quei testi così sperimentali e incomprensibili. Ossia le ragioni esatte per cui stava infiammando me.

Il brano “Don Giovanni” in particolare mi sembrava già allora non solo il capolavoro (insuperabile e infatti rimasto insuperato) del cantautore, ma anche uno dei vertici della musica italiana. Da quel momento ho seguito fedelmente le uscite biannuali del duo, con quella grafica austera, quel rigore geometrico (sempre otto brani, sempre senza note interne, sempre copertine bianche). E ogni disco mi convinceva più del precedente (“Hegel” è ancora attualissimo come sonorità).

Quando Battisti è scomparso io ho sentito moltissimo la sua perdita, proprio perché stavo seguendo QUEL percorso artistico. Per la maggior parte del pubblico Battisti era già morto dodici anni prima.

E infatti non riesco a sopportare tutte le continue serate tributo a Battisti, le celebrazioni e gli omaggi dei cantanti italiani: non uno che prenda in considerazione la produzione elettronica del cantante, tutti si fermano a “Una giornata uggiosa”, come se dopo ci fosse il nulla. Non stanno celebrando affatto l’artista, stanno celebrando solo quella parte di percorso che erano riusciti a seguire: il resto preferiscono non considerarlo.

Panella l’hanno apprezzato dopo, forse, quando ha scritto un’altra opera di genio, quel “Vattene amore” di Minghi e Mietta (anche se non l’ha firmata), riuscendo nell’incredibile operazione di scrivere un testo che era la rappresentazione più melensa di un canzone d’amore e al contempo la sua sfacciata parodia.

E comunque, grazie al saggio di Rebustini (che analizza riga per riga i testi di Panella, ma che è purtroppo assai scarso di annotazioni sui rapporti personali fra i due, cosa sulla quale resto assai curioso) ho ripreso a sentire i dischi del periodo bianco battistiano. Non ascolto altro da una settimana. E mi sono pure comprato il cd di “E già” per spirito di completezza.

Eppure lo so che siamo in pochi, ma non sono il solo, ad apprezzare la parabola finale del cantautore. Chi di voi è con me?

postato da: matteobblog alle ore 19:10 | link | commenti (17) | commenti (17)
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Commenti
#1    19 Novembre 2007 - 21:17
 
"Don Giovanni" (anno di grazia 1986, sono già passati 22 anni…) è un capolavoro assoluto della musica italiana di sempre, un disco meraviglioso che ha creato nuove frontiere – inimmaginabili fino al giorno prima - anche per gli addetti ai lavori. Ricordo articoli con dichiarazioni di ammirazione sconfinata dei colleghi cantautori, compreso un De Gregori al quale era caduta la mascella ascoltando il disco.

Ancora adesso, con gli amici “che sanno”, ogni tanto ci scappa detto “E tu dici ancora che non parlo d'amore - batte in me un limone giallo basta spremerlo - con lacrime salate agli occhi tuoi ben condita amata t'ho”.
"L'apparenza", il disco successivo, ancora mi emoziona moltissimo. “Facile a dirsi, e infatti te lo dico”, direbbe Panella :-)
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#2    19 Novembre 2007 - 22:17
 
Io ho comprato nelle scorse settimane vari dischi di Battisti che mi mancavano, approfittando del temporaneo prezzo di catalogo di 5 euro. Ho finalmente cominciato a colmare la mia gigantesca lacuna sul "periodo bianco", che avevo sempre colpevolmente tralasciato. Beh, non so perché me l'ero immaginato una cosa molto più cerebrale e pesante (tipo le ultimissime cose sgalambriane di Battiato). Invece è tutto un gran bel mondo da scoprire, con calma.

Hai assolutamente ragione sulla mancata celebrazione di questo periodo da parte di tutti gli "artisti" (con e senza virgolette) che tanto si dichiarano suoi estimatori. Il sospetto è che in realtà più che omaggiare Battisti si vogliano proporre cover o trasmissioni che vendano o facciano ascolto, approfittando della notorietà di massa del repertorio-Mogol.

D'altra parte però confesso che, da ignorante totale del repertorio Panella quale ero fino all'altro ieri, mi ha sempre dato una punta di fastidio l'atteggiamento di chi per lodare il repertorio Panella deve per forza gettare fango su quello precedente, prendendo come esempio della discografia "famosa" pezzi come Dieci Ragazze o La Canzone Del Sole. Ché la sperimentazione (e anche il rock, aggiungerei) c'è stata anche lì, più o meno nascosta negli album. Personalmente apprezzo molto chi riesce a coniugare ricerca sonora e "immediatezza", e credo un po' anche tu.
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#3    19 Novembre 2007 - 23:33
 
Sinceramente Battisti l'ho
sempre ignorato, in quanto non particolarmente accanito fan del cantautorato italiano, anche se il periodo elettronico sperimentale mi ha sempre incuriosito un po' di più proprio perchè misconosciuto rispetto al resto della produzione; ho sempre temuto l'elettronica nella musica italiana visto che 9 su 10 si tratta sempre di derivazioni malfatte di cose anglosassoni. Ma visto che sull'elettronica, da quel che leggo sul tuo blog, mi pare che ci si incontri, magari supererò la diffidenza. E ti farò sapere. :-)
utente anonimo

#4    19 Novembre 2007 - 23:33
 
p.s. Mauro
(GayMessiah)

sorry :-)
utente anonimo

#5    20 Novembre 2007 - 08:29
 
Mi associo agli ignoranti del cantautore...non sapevo neanche che esistesse un periodo elettronico di Battisti...rimedierò :D
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#6    20 Novembre 2007 - 11:36
 
..piccola correzione: qualcuno ha avuto il coraggio di rivisitare i capolavori di Battisti snobbati dalla massa. Alice pubblicò un cd, "Viaggio in Italia", in cui reinterpretò due canzoni, "Cosa succederà alla ragazza" e "Ecco i negozi". Ron reinterpretò "Le cose che pensano". E perfino Max Pezzali rivisitò "La metro eccetera".
Per quanto riguarda gli album, io rimango e rimarrò sempre legato a "La sposa occidentale", un capolavoro. Vuoi perchè è il primo disco del nuovo battisti che ho comprato (avevo 15 anni), vuoi perchè mi lega a tanti ricordi: i miei compagni di scuola nemmeno sapevano che esistevano quei dischi, e io invece li divoravo.
Credo che nessuno, ascoltando quei dischi oggi, potrebbe pensare che siano passati così tanti anni. Molti massacrarono il nuovo Battisti, nessuno lo capiva, tutti persi nel ricordo dei bei vecchi motivetti, che comunque ragazzi, erano dei capolavori anche quelli. Perchè Battisti decise di intraprendere una strada del genere è noto a pochi. Renzo Arbore racconta che un giorno lo incontrò al ristorante e gli chiese perchè si fosse messo a fare quel genere di musica e non continuasse con i successi di un tempo. Lui rispose, semplicemente: "Non mi vengono più".
E' uscita l'anno scorso una raccolta che comprende tutte le canzoni di questi album. Imperdibile per chi ignori ancora quel periodo.
Credo comunque che un genere così ermetico, così difficile, così all'avanguardia, lo si può amare o odiare. Non vi sono vie di mezzo, è un Battisti troppo estremo quello, non puoi ascoltarlo in sottofondo come una delle tante canzoni alla radio. O lo ascolti con devozione, attento ad ogni suono, ad ogni sillaba, ad ogni parola, o interrompi subito giudicando quei dischi inascoltabili.
Io ho scelto di amare quel Battisti.
- glamslam -
utente anonimo

#7    20 Novembre 2007 - 13:44
 
Il DILUVIO

rimane per me una delle canzoni di Battisti preferite.....

Ps cosa ne dite di Panella autore di "processo a me stessa" di Anna Oxa? gran pezzo di genio!

marco
utente anonimo

#8    20 Novembre 2007 - 17:41
 
Pannella per me è un pessimo paroliere e se qualche disco di battisti post mogol è bellino (tipo don giovanni) è soltanto per la magia della sua voce e degli arrangiamenti x i quali battisti è semper stato un grande. Stenderei invece un velo pietosissimo sulla oxa: come al solito ridicola
utente anonimo

#9    21 Novembre 2007 - 19:36
 
come ti invidio, tutti quei libri....
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#10    21 Novembre 2007 - 21:42
 
Come speravo, il post ha suscitato un po' di reazioni. Bene! Rispondo a un paio di interventi: Disorder 79 ha ragione. Lodare Panella non deve significare gettare fango sul resto. Ma credo che i battistiani del periodo Panella siano talmente stanchi di sentirne parlare male che, per reazione, finiscono per discreditare la produzione precedente.
Ringrazio Glamslam per aver indicato gli artisti che hanno eseguito delle cover di questi brani (a loro va aggiunto l'intero album-tributo degli EquiVoci, un progetto dell'ottimo Franco Zanetti, deus ex-machina anche della biografia "Specchi opposti"). Nel mio post mi riferivo alle celebrazioni televisive (dove queste cover sono SEMPRE assenti), ma è utile ricordare che qualche eroico tentativo su disco c'è stato.
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#11    02 Dicembre 2007 - 19:41
 
Innanzitutto, grazie per aver letto il mio libro. Quanto alla curiosità insoddisfatta riguardo ai rapporti personali fra i due, credo che fossero rapporti più che altro "impersonali", affidati prima al telefono e poi alla posta elettronica. Per dire, Panella giocava a carte con Sergio Endrigo, ma Endrigo era tutto, tranne che un musone malinconico. Già più difficile pensare a una partita a scopa tra Panella e Battisti, magari con vino rosso e salame all'aglio. D'altro canto, ho chiacchierato con Panella per più di un'ora (l'intervista pubblicata su "Specchi opposti" è una sintesi di quella chiacchierata), ma abbiamo parlato soprattutto di testi e di canzoni. Però ci sono sempre le ristampe :-) Ciao, Ivano
utente anonimo

#12    03 Dicembre 2007 - 09:29
 
Beh, che sorpresa leggere un commento direttamente dall'autore della biografia. Ho scritto una recensione del libro che apparirà su "Linus" di dicembre (forse è già in edicola). E ti auguro sì tante ristampe.
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#13    14 Dicembre 2007 - 23:16
 
non penso dunque tu sei..questo mi conquista!
etcc..etcc..
qualche giorno fa in un ristorante in berlin il premio ameno di questa musica + cibo all'altezza.
grazie x questa segnalazione e x il post di condiviso entusiasmos
nishanga
utente anonimo

#14    15 Dicembre 2007 - 17:24
 
Sono un fanatico panelliano, in questo post mi sono ritrovato anche nelle virgole: grazie!
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#15    18 Dicembre 2007 - 00:28
 
ASSOLUTAMENTE D'ACCORDO CON TE.
utente anonimo

#16    14 Aprile 2008 - 03:07
 
Panelliano. Son arrivato ai "bianchi" amando il periodo mogoliano, spinto da quella voglia di sapere tutto del proprio "oggetto d'amore". La prima canzone che ascoltai del duo fu Don Giovanni, non mi prese. La seconda Hegel, sapevo che di lì a poco avrei studiato il filosofo a scuola, e volevo vedere se c'era modo di conoscerlo in anticipo. Questa non mi piacque proprio. Poi tutte le altre, mi addormentavo sempre dopo la terza traccia de L'apparenza (idem con Anima Latina). Incuriosito tornavo a riascoltare hegel, don giovanni e le altre. Ogni volta qualcosa mi sorprendeva. Nel giro di un mese le "vecchie" non le ascoltavo più. Ritengo Don Giovanni il più bell'incesto tra musica e parole che sia mai stato compiuto, e mai è stato fatto, ancora.
Ho imparato a seguire Panella, l'ho riscoperto forte nei libretti per Notre dame de paris e Giulietta e Romeo, l'ho apprezzato nel processo, nell'indaco dagli occhi del cielo, nel tutto fa come nel fare l'amore. Ma tutto era già almeno nell'inizio. Nessuno ha dato a Panella la libertà in musica che gli ha concesso Battisti, e mai Panella è stato più libero in musica, più Panella.
utente anonimo

#17    10 Ottobre 2008 - 14:01
 
Considero "La sposa occidentale" un capolavoro assoluto. Un tempo credevo anch'io di far parte di una piccola casta, ma fortunatamente oggi vedo che ci sono in giro parecchi estimatori del Battisti panelliano.
utente anonimo

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Chi sono

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Matteo B. Bianchi è l'autore dei romanzi "Generations of love", "Fermati tanto così" ed "Esperimenti di felicità provvisoria". E' co-autore del talk show "Victor Victoria" su La7. Il suo sito Internet è: www.matteobb.com, la sua mail è: matteo@matteobb.com

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