FERMATI COSI'-COSI’
Quante volte capita di leggere un articolo di giornale che possiamo definire “rivoluzionario”, in grado di mutare il nostro modo di pensare o di accostarci a un argomento? Direi quasi mai.
A me è successo un paio di settimane fa quando, tornando da un weekend a Barcellona, in un’edicola dell’aeroporto ho comprato l’ultimo numero della rivista americana Wired. Pur trattandosi di una rivista di tecnologia, uno strillo in copertina annunciava: “La verità sull’autismo: tutto ciò che sapete è falso”. Come sa bene chi ha letto “Fermati tanto così”, l’autismo è un tema che mi affascina enormemente. E la lettura di questo articolo è stata uno shock. Una volta tanto, il sensazionalismo del titolo non era gratuito: forse davvero tutto ciò che conosciamo sull’autismo è falso. Il giornalista David Wolman parte da un’intervista alla video-blogger autistica ventisettenne Amanda Baggs per scardinare una valanga di preconcetti che da sempre avvolgono il concetto di autismo (e sì, avete letto bene, è una blogger autistica: anch’io, prima di questo articolo, pensavo fosse inconcepibile). Con i suoi video su YouTube Amanda cerca di spiegare a cosa corrispondano i gesti convulsi e ripetitivi che gli autistici compiono: e sono tutt’altro che insensati. Si tratta di un diverso tipo di comunicazione e di relazione col mondo esterno. Un tipo ritenuto deficitario, ma mai analizzato in quanto forma di comunicazione autonoma. Se non siamo in grado di decodificare un linguaggio è colpa di chi lo parla? Nel suo video “In my language” Amanda spiega soprattutto come quella degli autistici non sia una forma simbolica di comunicazione (in cui a ogni oggetto corrisponde una parola), quanto piuttosto un tipo di comunicazione diretta ed emotiva con gli elementi circostanti. Un autistico dunque sente di doversi rapportare continuamente, in maniera fisica, con ciò che lo circonda: il che, in pratica, è in completo contrasto con il preconcetto secondo il quale egli sia isolato dal mondo esterno. Concorda con la Baggs anche la scienziata autistica (sì, anche qua avete letto bene) Michelle Dawson, che spiega come applicare test standard di intelligenza a un autistico sia insensato quanto sottoporre un cieco a prove visive: risulterà un deficiente, ma forse il vero deficiente è chi gli ha proposto il test. Gente come Amanda e Michelle, grazie a Internet, e ispirandosi ai vari movimenti gay per il riconoscimento dei diritti, stanno cercando di creare reti sociali in grado di combattere i pregiudizi e modificare l’atteggiamento della scienza e della psicologia nei confronti della loro condizione.
Un articolo sconvolgente, senza iperboli. Mi auguro che qualche rivista italiana lo acquisti e lo traduca. Intanto lo trovate integralmente qui.
