L’ORSO E’ L’ANIMALE CHE PREFERISCO
L’avevo detto che questo è un periodo assai felice per la musica italiana e, dopo le conferme di Baustelle e Offlaga Disco Pax, la divertente scoperta de Il genio, arriva anche il momento di un album al quale sono molto legato, perché ho praticamente assistito in diretta alla sua nascita ed evoluzione. Si intitola “Minima storia curativa” ed è il nuovo album degli Egokid.
Qualcuno di voi ricorderà che gli Egokid erano citati in un capitolo di “Esperimenti di felicità provvisoria” ed erano apparsi anche in un video (super low-fi e totalmente autoprodotto) su questo blog mentre interpretavano il loro brano “Sean Connery” in versione acustica.
Da allora sono cambiate molte cose. E’ cambiata in parte la formazione del gruppo, è cambiato lo stile musicale e soprattutto i testi in inglese hanno lasciato il posto a quelli in italiano.
Ovviamente non sono obiettivo sul disco, trattandosi di miei amici, per cui prendete pure quello che sto per dire con relativo occhio critico. Eppure a me sembra che questo nuovo album non solo sia bello, ma anche importante.
Non capita spesso in Italia di avere artisti che scrivano testi di canzoni esplicitamente omosessuali con tanta chiarezza e ironia. Basti citare il brano intitolato “L’orso”, che si prende gioco dei bear: “L’orso è l’animale che preferisco, perché è morbido, fatto in velluto e non corre mai… L’orso si chiude in mandrie ben recitante… L’orso è l’animale più in voga dell’anno, fa lavori esotici e strani o fa il manovale. L’orso è una bestia da calendario, a volte ha femmina e cuccioli e anche un cognome”.
In un altro testo, “Anaffettivo”, analizzano con spietata lucidità la condizione di fragilità emotiva che impedisce a molti di costruire storie durature e significative: “Cosa sarà di me, della mia abilità nel raccontarmi storie improbabili? …La verità è che non credo di essere così appetibile per un uomo migliore… A volte sono anaffettivo, è forse un caso disperato, abituato ad avere tutto subito”.
Oppure si affidano al sarcasmo, come in “Meta-me”: “E non riesco a vedere al di là del mio seme, al di là del mio pene e neanche nell’aldilà… E sì che credo alle favole, sarà perché ora studio metafisica”.
O alle note laconiche in “Milioni”: “Ho capito, sei andato via perché ti son sembrato uno che con te c’è stato per il gusto del peccato”.
E infine “Arbasino” che, a cominciare dal titolo, è un colto omaggio (pieno di citazioni) a uno scrittore di culto.
Musicalmente si può definire indie-rock, il che vuol dire tutto e niente. Alcuni brani, come “La nostra via” o “Il cattivo” hanno un piglio power-pop che conquista subito. “Anaffettivo” è un singolo perfetto, di quelli che nel famoso mondo ideale dovrebbe finire subito in classifica. Difficile resistere alle melodie de “L’orso”, che è cantata in coppia con Francesco Bianconi dei Baustelle (vedi che tutto torna?). E ascoltando la ballata “Milioni” uno non fatica a immaginarsi quanto sarebbe adatta per una languida cover di Mina.
L’album esce settimana prossima pubblicato dall’etichetta indipendente milanese L’aiuola (già casa di artisti come i Non voglio che Clara e Babalot, vecchie conoscenze di chi ascolta “Dispenser”). Da giorni alcuni brani sono ascoltabili sulla loro pagina MySpace.
Sabato sera, alle 19, il disco verrà presentato al pubblico al Mono di via Lecco 6 a Milano.
E indovinate un po’ chi lo presenta?
Bravi, risposta esatta!

