COMUNITA’ DI VEDUTE
Ricevo una telefonata, voce di donna (forse è una regista, ma non so perché non si qualifica): “Pronto? Lei è Matteo B. Bianchi? Buongiorno, sto realizzando un documentario per un canale satellitare sulla figura del coreografo X, che ha realizzato uno spettacolo ispirandosi all’opera del famoso fotografo Y. Ci avrebbe fatto piacere avere l’opinione di uno scrittore e avevamo pensato a lei”.
La richiesta mi lascia perplesso e lo dichiaro: “Mi scusi, ma non conosco X e per quanto riguarda Y non condivido affatto né la sua estetica, né il suo lavoro. Oltretutto non mi sono mai occupato di danza o di fotografia. Come mai avete pensato di intervistare proprio me?”.
La donna abbozza: “Veramente il suo nome mi è stato consigliato da Tizio e da Tale… Credevo che lei potesse commentare per esempio i nudi di Y…”
Il messaggio implicito dunque è un altro: sia X, che Y, che io siamo omosessuali. Basta questo a renderci compatibili, a suggerire una comunanza di idee. Che le nostre competenze siano differenti è secondario no?
E’ inutile: il tempo passa, ma sempre là stiamo.

