Matteo B Blog

Il quaderno dei pensierini di Matteo B. Bianchi
martedì, 22 aprile 2008

EGOTRIP IN MOVIMENTO

 

Anni fa, in un saggio del neurologo Oliver Sacks ho scoperto l’illuminante concetto della “propriocezione”. Il termine, coniato dallo stesso Sacks, allude alla percezione che l’individuo ha di se stesso in relazione ai propri movimenti. Per intenderci, se io sposto il mio avambraccio destro dietro la schiena ho la piena consapevolezza di dove sia, anche se non lo vedo. Il neurologo ne parlava a proposito della patologia di una paziente, non più in grado di eseguire spontaneamente alcun movimento se non osservandolo. Tale disfunzione comporta gravi conseguenze nelle relazioni sociali, poiché il proprio corpo non è più in sintonia spontanea con quello altrui.

Ecco, a questo concetto ripenso continuamente quando sono in giro. La gente ha una scarsissima percezione di sé in relazione agli altri. Ne incontro esempi a bizzeffe (la questione mi ossessiona, ne ho anche accennato in “Esperimenti di felicità provvisoria”).

Sull’autobus la gente che si piazza con le valigie davanti alle porte, che occupa il posto più interno costringendo gli altri a superarli con acrobazie, che si piazza davanti all’obliteratrice e si secca se qualcuno li fa spostare per timbrare il biglietto.

All’ingresso degli uffici pubblici, quelli che si bloccano appena varcata la soglia, indecisi su quale direzione prendere e beatamente inconsapevoli delle persone alle loro spalle a cui impediscono il passaggio.

Sui tapis rulant degli aeroporti, quelli che si fermano, con tanto di bagaglio accanto, scambiando la pedana per una scala mobile, senza capire che è fatta per camminarci sopra.

Alla biblioteca Sormani c’è un ascensore che da terra porta in sala lettura. Esegue solo questo spostamento: piano terra, secondo piano, ed è usato di continuo. Il primo passeggero che entra, regolarmente, si ferma a premere il pulsante, bloccando la gente alle sue spalle che sta per entrare e che deve andare esattamente nello stesso posto. Sembra che nessuno sia sfiorato dall’ipotesi che tocchi all’ultimo premere il benedetto pulsante. E ancora: all’apertura delle porte c’è sempre qualcuno pronto a precipitarsi dentro, assurdamente meravigliato di trovare l’ascensore occupato da passeggeri in uscita.

Un esercito di egomaniaci, convinti che i propri movimenti abbiano la priorità e che siano privi di conseguenze immaginabili per il resto dell’umanità.

 

postato da: matteobblog alle ore 11:35 | link | commenti (10) | commenti (10)
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Commenti
#1   22 Aprile 2008 - 12:23
 
In effetti, non sempre il cervello e' collegato con le azioni che il corpo compie. E questo lo si vede tutti i giorni, in tutti i campi. Basta aprire il giornale. La cosa preoccupante e' che, comunque, spesso il cervello E' ben collegato, ma le azioni sono in ogni caso da censurare. E questa cosa mi fa paura.
utente anonimo

#2   22 Aprile 2008 - 13:01
 
Non puoi immaginare quante, quante, quante volte ho pensato ai contenuti di questo (interessantissimo!) post...

Miliardi di volte mi è capitato di pensare che l'egocentrismo di tantissime persone sia una delle cose più desolanti che ci possa essere.

Ciao!! ;)) Fra
utente anonimo

#3   22 Aprile 2008 - 17:08
 
Caro Matteo,
leggo sempre il tuo blog e mi piace moltissimo. Ho pensato di dirtelo non in nome dei "complimenti per la trasmissione", ma perché fruire silenziosamente del lavoro altrui senza dirgli mai che è una gioia leggerlo è da ingrati.

Con questo post hai colpito quanto mai nel segno e l’ho appena inoltrato al mio datore di lavoro; oggi è rientrato in ufficio con un diavolo per capello, lamentandosi di come certa gente guidi pensando di essere la sola a disporre della strada. C’è chi rallenta per un tempo indefinito in mezzo alla carreggiata, incerta sulla via da imboccare nel tentativo di mettere a fuoco un numero civico sotto la penombra di un portico (scrivo da Bologna); chi mette le quattro frecce in seconda fila pensando ad un’impunità automatica (e poco importa se ha incastrato due auto posteggiate regolarmente. Quando i proprietari arriveranno la loro aggressività sarà differita dalla speranza – vana – che le frecce segnalino provvisorietà invece del sine die). E poi ci sono personaggi da fumetto alla Andy Capp, quelli che si appoggiano al palo della fermata dell’autobus, coprendo la bachechina di plexiglass con gli orari: tu hai bisogno di leggere, per cui ti avvicini (anche perché sono scritti in piccolo) e quelli ti guardano con sospetto perché hai infranto la distanza prossemica tra te e loro (“sarai mica un maniaco, che mi vieni così vicino?”).

Insomma, ho capito che voi scrittori siete tali soprattutto perché sapete dare carta e ossa al vostro spirito di osservazione e questo ha anche una finalità sociale: fate sentire meno soli quelli che non si sentono al centro dell’universo (e della carreggiata) e, sperabilmente, punzecchiate certi gatti di piombo che si piazzano in mezzo ai piedi.
Per piacere, lasciateci libere almeno le vie di fuga….

Buon lavoro e a rileggerti.

Barbara
utente anonimo

#4   22 Aprile 2008 - 18:00
 
questo post giunge a fagiolo.... giusto venerdì io e una mia amica, al salone del mobile a Rho, eravamo in piena fase di imbestialimento per i rintronati che, sulle pedane mobili di FieraMilano, si piazzavano sbracati a chiacchierare restando immobili, facendosi trasportare senza pensare che tali pedane sono fatte per risparmiare tempo, non per trasformarsi temporaneamente in cactus come in un livello di Super Mario. E L'AGGRAVANTE E' QUELLE PERSONE (ricordiamoci che eravamo al salone del mobile) ERANO TUTTI DESIGNER!!!! (quindi si suppone CONSAPEVOLI del rapporto fra persone e spazi.... in che mani siamo!!!! AAARG!!!)

Mauro (GayMessiah)
utente anonimo

#5   24 Aprile 2008 - 17:16
 
Caro Matteo;

post interessantissimo, che potrebbe innescare riflessioni da diversi punti di vista (sociologico, urbanistico, psicologico, filosofico...).
Esprimo il mio parere.
La relazione con la propriocezione è elegante ma leggermente impropria. A tali persone manca infatti l'esatto contrario della propriocezione, quella che potremmo chiamare (con un termine che mi viene adesso ma che mi pare adatto) "allocezione". Ossia la consapevolezza dell'altro, dell'essere-con, dell'essere-in, dell'abitare. Un bambino di 4 anni normalmente attraversa la strada senza guardare e sbatte contro le gambe degli altri passanti: i genitori assolvono il loro fondamentale compito evitando che si faccia male e cercando di fargli apprendere 2 concetti fondamentali:
1- al mondo non ci sei solo tu;
2- non non sei immortale.
Lo sviluppo della allocezione ha quindi 2 funzioni, tra loro correlate:la socialità e la sopravvivenza. Ad esso si oppone l'istanza narcisistica, che propugna la immortalità e la unicità del soggetto.
Queste le mie osservazioni da psichiatra.
Per quanto riguarda gli altri possibili punti di vista, passo.

Paolo
utente anonimo

#6   07 Maggio 2008 - 08:13
 
a proposito di ciò che scrivi. quasi ogni giorno quando sono in giro per Roma, soprattutto quando sono sulla metro, mi viene in mente che dovrebbero inventare la patente per i pedoni perchè c'è gente che non sa muoversi in mezzo agli altri. Ora capisco da dove si genera il problema...pochissime persone hanno la percezione di essere individui che si muovono in mezzo ad altri individui. grazie per questo post illuminante!
ciao una bbraccio
Ettore
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#7   12 Maggio 2008 - 02:21
 
Questo è uno dei motivi per cui mi piace vivere qui. Ognuno è quasi più consapevole dei movimenti di chi gli sta intorno piuttosto che dei suoi. Lo avevi notato anche tu, quando sei venuto qui a Tokyo, Matteo?
ciao,
flavio
utente anonimo

#8   13 Maggio 2008 - 18:08
 
Sono d'accordo con Flavio.
Io ho il sospetto che questo sia un fenomeno particolarmente italiano. Qui a Londra la gente si schiva con una destrezza che sembra coreografata. E ogni volta che mi trovo la strada sbarrata da qualcuno, questo qualcuno indossa il piumino nero e porta occhiali da sole grandi come parabrezza...
Coincidenze?
utente anonimo

#9   23 Maggio 2008 - 09:38
 
la propriocoscienza dispettosa! grande sakcs e grandissimo quel libro: "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello":
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#10   03 Giugno 2008 - 13:12
 
sottoscrivo in pieno: avrei un milione di esempi. aggiungo solo che è desolante in discoteca vedere che ci sono persone che pensano di poter occupare tutta la pista spintonando e pestonando tutti gli altri ballerini che hanno a disposizione solo 20 cm2...
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