EGOTRIP IN MOVIMENTO
Anni fa, in un saggio del neurologo Oliver Sacks ho scoperto l’illuminante concetto della “propriocezione”. Il termine, coniato dallo stesso Sacks, allude alla percezione che l’individuo ha di se stesso in relazione ai propri movimenti. Per intenderci, se io sposto il mio avambraccio destro dietro la schiena ho la piena consapevolezza di dove sia, anche se non lo vedo. Il neurologo ne parlava a proposito della patologia di una paziente, non più in grado di eseguire spontaneamente alcun movimento se non osservandolo. Tale disfunzione comporta gravi conseguenze nelle relazioni sociali, poiché il proprio corpo non è più in sintonia spontanea con quello altrui.
Ecco, a questo concetto ripenso continuamente quando sono in giro. La gente ha una scarsissima percezione di sé in relazione agli altri. Ne incontro esempi a bizzeffe (la questione mi ossessiona, ne ho anche accennato in “Esperimenti di felicità provvisoria”).
Sull’autobus la gente che si piazza con le valigie davanti alle porte, che occupa il posto più interno costringendo gli altri a superarli con acrobazie, che si piazza davanti all’obliteratrice e si secca se qualcuno li fa spostare per timbrare il biglietto.
All’ingresso degli uffici pubblici, quelli che si bloccano appena varcata la soglia, indecisi su quale direzione prendere e beatamente inconsapevoli delle persone alle loro spalle a cui impediscono il passaggio.
Sui tapis rulant degli aeroporti, quelli che si fermano, con tanto di bagaglio accanto, scambiando la pedana per una scala mobile, senza capire che è fatta per camminarci sopra.
Alla biblioteca Sormani c’è un ascensore che da terra porta in sala lettura. Esegue solo questo spostamento: piano terra, secondo piano, ed è usato di continuo. Il primo passeggero che entra, regolarmente, si ferma a premere il pulsante, bloccando la gente alle sue spalle che sta per entrare e che deve andare esattamente nello stesso posto. Sembra che nessuno sia sfiorato dall’ipotesi che tocchi all’ultimo premere il benedetto pulsante. E ancora: all’apertura delle porte c’è sempre qualcuno pronto a precipitarsi dentro, assurdamente meravigliato di trovare l’ascensore occupato da passeggeri in uscita.
Un esercito di egomaniaci, convinti che i propri movimenti abbiano la priorità e che siano privi di conseguenze immaginabili per il resto dell’umanità.

