GENERATIONS OF EDITING
L’altra sera, rientrando a casa, ho trovato un pacchetto contente la nuova ristampa di “Generations” (le famose cinque copie omaggio che spettano all’autore a ogni pubblicazione di una sua opera). Dopo secoli che non riprendevo in mano il romanzo, ho cominciato a sfogliarlo e rileggerlo qua e là. Mi è tornato in mente il lavoro di editing che era stato fatto sul libro. Avevo avuto la fortuna di lavorare con Piero Gelli, grande e raffinato intellettuale, nonché persona assai divertente in privato. E’ grazie alle discussioni con lui che è nata l’appendice (la “Colonna sonora abbastanza originale” che ora, anche a distanza di anni, mi sembra un tassello fondamentale del libro). Sul romanzo vero e proprio invece sono stati operati pochissimi interventi, assai efficaci. Il primo capitolo, per esempio, conteneva una frase ripetuta a ogni apertura di paragrafo, che su consiglio di Gelli ho eliminato: la lettura ne ha guadagnato molto. C’è solo un cambiamento che rimpiango leggermente. Il finale del terzo capitolo (“Compagni di merende”) nel dattiloscritto originale era un altro. Si trattava in realtà di una incongruenza. Nella riga conclusiva infatti uscivo dalla narrazione e mi concedevo un intervento meta-letterario. Ovviamente non aveva senso: scrivere un intero libro in maniera lineare e giocare con la sperimentazione letteraria in una sola riga va contro ogni logica. Una libertà ingiustificabile un’ingenuità da esordiente, appunto. Tuttavia, nella sua insensatezza, era divertente.
Così, alla stregua dei materiali extra e delle scene eliminate dei dvd, ecco come bonus esclusivo di questo blog, il finale originale (Director’s cut) del terzo capitolo di “Generations of love”:
< …A quel punto, improvvisamente, viene fuori tutta la Marylin Monroe che c’è in me. Mi volto, lo guardo, e al posto della sua faccia vedo un enorme diamante che brilla. “La tua cosa, tesoro?” mi accerto, incredulo. E lui ripete: “Imbarcazione”. E poi specifica: “Sai com’è, per uno nato vicino al mare è impossibile non avere uno yacht, non sei d’accordo?”. “Ma certamente!” rispondo, e fra me penso: Che stronzata, è peggio dell’Olghina di Robilant, questo”. Però, sempre sorridendo, aggiungo. “Tutto sommato, è già troppo tardi per andare a dormire. Perché non mi fai vedere questa barca?”. E così è stato>.
< Allora, cos’è successo?>
< Prima chiudi il capitolo, per favore>
E io l’accontento.
